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Missione compiuta. Tre punti catturati all'Udinese, Verona passa definitivamente agli archivi, ora testa al derby di domenica con la Lazio, ma che fatica! La bella Roma che scalda il cuore a Mourinho dura all'incirca un'ora, va in vantaggio sul calare del primo tempo (Abraham su assist di Calafiori) sembra padrona del campo, palleggia fitto, fa possesso palla, cerca l'aggiramento sugli esterni e tiene l'Udinese a grande distanza da Rui Patricio.

Poi però il meccanismo giallorosso comincia a tossicchiare e dal quarto d'ora della ripresa, quasi si inceppa. La timida, remissiva Udinese, una volta passata in svantaggio, ritrova coraggio, i cingoli dei suoi carri armati schiacciano la Roma nella propria metà capo e il finale del match è un calvario per la squadra giallorossa. Oltretutto ridotta in dieci dall'espulsione di Pellegrini per doppia ammonizione, provvedimento troppo severo perché la sbracciata su Samardzic era un normale contrasto di gioco. La Roma quindi perderà per squalifica il suo faro proprio nella partita che sta più a cuore ai tifosi. 

L'Udinese alla fine cade, ma cade in piedi. Forse se avesse osato di più fin dall'inizio avrebbe agguantato un risultato utile, però le sue occasioni per segnare le ha avute, nel primo e nel secondo tempo. Un indiavolato Deulofeu ha ispirato ripartenze micidiali, innescando prima Pussetto poi Beto che non hanno inquadrato il bersaglio. Insomma a conti fatti se il match fosse terminato in parità non ci sarebbe stato da gridare allo scandalo. 

Mourinho chiedeva alla Roma di smaltire i veleni del capitombolo veronese, Gotti ai suoi di digerire i quattro gol incassati dal Napoli. Condizioni psicologiche affini, in avvio, atteggiamenti tattici differenti, anzi opposti. La Roma parte caricando a testa bassa, baricentro alto, Abraham unica punta nelle grinfie del duo Nuytinck-Becao, con Zaniolo (generoso ma ancora sfasato) a destra e Mkhitaryan a sinistra ad allargare la difesa friulana. Udinese ben rinserrata negli ultimi trenta metri di campo, difesa a cinque molto bassa e davanti il duo anguillesco Deulofeu-Pussetto a tenere in allarme Mancini, Ibanez e Calafiori. Il ragazzo che spesso si trova a dover affrontare l'ex Barcellona e Milan sulla fascia destra dell'Udinese, se lo palleggia con Ibanez e non sono rosee fiori per il giovane esterno cresciuto nel vivaio romanista. 

Pronti via e nel giro di 7 minuti appena la Roma colpisce due volte i pali di Silbvestri, prima con una staffilata di Mkhitaryan e poi con un tap in sottomisura di Zaniolo sugli sviluppi di un corner, corretto in area da Cristante. Roma furente, dunque nelle primissime battute senonché lo slancio si affievolisce e capita che l'Udinese metta fuori in capino, lanciando razzenti contropiede lungo l'asse Walace-Makengo che innescano Deulofeu e Pussetto. Non accade nulla di particolarmente importante dalle parti dei due portieri fino al minuto 35, quando Pereyra affonda a destra e dalla linea di fondo serve un pallone filante che Pussetto non riesce a correggere a due pasi dalla linea di porta, Veretout e Cristante fanno muro con Rui Patricio tagliato fuori. 

Gol mancato gol subito, la legge non scritta del calcio ancora una volta trova conferma. Non trascorre un minuto e Calafiori affronta una lunga cavalcata sulla sinistra, salta Molina e serve palla ad Abraham, solo soletto al centro dell'area: una mezza piroetta e il tocco in rete è un gioco da ragazzi. Il finale di tempo si infiamma. Roma in dieci, Mancini è a bordo campo a farsi medicare lo zigomo destro spaccato in un contrasto aereo. Ancora una penetrazione perentoria al largo di Deulofeu, pallone in mezzo, Pussetto si avventa a un metro dalla linea fatale, spunta il piede di Mancini e miracolosamente gli soffia il pallone spedendolo in corner. Occasionissima per il pareggio. Fino a qui non è stata una Roma imperiosa. Efficace invece sì, l'Udinese è un'avversaria tignosa, molto fisica e chiude bene gli spazi. A conti fatti, due palle-gol per gli ospiti e tre per i padroni di casa. L'1-0 all'intervallo ci può stare. 

Ripresa. La Roma sembra padrona del gioco e del match, ma è un'illusione. Via via che trascorrono i minuti il gioco si sfilaccia, il possesso palla si fa sterile, i passaggi sbagliati si accumulano. L'Udinese prova a scrivere un copione del tutto diverso da quello, sbiadito, del primo tempo. La transizione del pallone dalla difesa friulana ai centrocampisti e da loro alle punte si fa fluida e battente, la Roma rincula e al quarto d'ora Udogie calcia a lato il pallone del pari. Subito dopo Gotti mette mano ai cambi, entrano Soppy e Beto per Molina e Pussetto e l'Udinese si accende. 

Il giovanissimo Soppy è un calice di bollicine, impazza sulla fascia destra e mette in croce con i suoi scatti Calafiori. Mourinho capisce l'antifona, toglie il ragazzo e inserisce Smalling. Poi dà tregua a Zaniolo che va spegnendosi e mette mano a El Shaarawy. Poco prima lo scatenato Deulofeu era schizzato come un tappo di champagne lungo l'out di destra e aveva calciato forte in diagonale costringendo Rui Patricio a una difficile parata. Altri cambi nell'Udinese, fuori Udogie per Stryger Larsen e Nuytinck per Samardzic, il match winner di La Spezia. Poi Arslan per Makengo e Shomurodov per Abraham, esausto per il gran correre. Fuochi artificiali in chiusura del match. Al 90' l'espulsione, troppo severa, di Pellegrini, per doppia ammonizione. L'ultimo grido dell'Udinese da una punizione di Deulofeu con pallone alzato in angolo da Rui Patricio. La Roma vince e adesso sotto con la sfida Mourinho-Sarri. Cui sarà da divertirsi. 


IL TABELLINO:
Roma-Udinese 1-0 (primo tempo 1-0) 
GOL: 36' Abraham (assist Calafiori) 
ROMA: Rui Patricio; Karsdorp, Mancini, Ibañez, Calafiori (69' Smalling); Cristante, Veretout; Zaniolo (74' El Shaarawy), Pellegrini, Mkhitaryan; Abraham. All.: Mourinho. 
UDINESE: Silvestri; Becão, Nuytinck (79' Samardzic), Samir; Molina (62' Soppy), Pereyra, Walace, Makengo, Udogie (79' Stryger Larsen); Pussetto (62' Beto), Deulofeu. All.: Gotti. 
Arbitro: Rapuano di Rimini. 
Ammoniti: Cristante, Calafiori, Walace. 
Espulso: Pellegrini per doppio giallo al 90’.