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Un miracolo. E il miracolo non c'è stato. Ma questo sposta poco o nulla dal punto di vista dell'impresa che la Roma è riuscita a compiere in questa stagione. Da Claudio Ranieri fino all'ultimo dei giocatori, dal presidente Rosella Sensi fino all'ultimo dei magazzinieri di Trigoria, complimenti vanno fatti a tutti. Perché tutti se li meritano. La partita di ieri non è stata una partita: nel senso che il Chievo per un po' ci ha provato, ma la Roma era troppo più forte e motivata per non vincere e ha chiuso la pratica nel primo tempo grazie ai gol di Vucinic (il quattordicesimo in campionato, gli stessi di Totti) e De Rossi. Poi tutti con l'orecchio alla radiolina: siamo stati campioni d'Italia per 18 minuti (escluso l'intervallo). Tanto è passato dal primo gol di Vucinic a quello di Milito. La Roma ha chiuso al secondo posto, con 80 punti, un campionato che dopo due giornate la vedeva in fondo alla classifica con 0 punti, destinata a scenari ben meno nobili di quelli che il tecnico giallorosso e i suoi giocatori hanno saputo dare a questa stagione. La Roma ha perso lo scudetto per due soli punti, e i motivi sono tanti e molte volte non legati strettamente alle partite della formazione giallorossa, ma l'importanza di quello che è stato fatto rimane scolpita nella memoria di tutti. E' su questo che si dovrà ripartire il prossimo anno: sulla forza di questa squadra e del suo condottiero che l'ha saputa trascinare di nuovo in Champions senza passare per i preliminari (e grazie a questo già da oggi si potrà cominciare a ragionare sul piano di rafforzamento per il prossimo anno), a più 10 sul Milan che era partito per vincere lo scudetto, a più 25 (venticinque, avete letto bene) sulla Juventus che aveva in pratica esonerato Spalletti, a più 34 sulla Lazio che oltre ad aver rischiato la B ha perso anche la dignità nella partita contro l'Inter. E' finita con zero titoli, insomma, ma con la consapevolezza che non ha vinto il più forte ma il più potente. 'To be continued…' ha scritto la Sud a fine partita: La Storia continua. (Il Romanista)