Lo strappo, di potenza. I dribbling, irresistibili. Poi quella lunga e precisa parabola che, s'era capito, poteva avere un solo destino: immergersi nel cachemire pallonaro di Edin Dzeko. Eppoi, si', lui, quel ragazzone con la faccia pulita e il calcio affilato come una lama spagnola. Lui è li', a incrociare il destino di quel pallone olandese con il suo. E disegna una parabola più stretta, meravigliosa, consentita solo ai Figli del Talento. Ai calciatori superiori, diciamolo pure. E cosi', come nel grande successo dei Tiromancino, Dzeko e Kluivert sono "due destini che si uniscono stretti in un istante solo".

L'istante in cui la Roma ha annodato passato, presente e futuro stringendosi attorno a quei due li' per sbancare Torino. E, se dell'ex City, uno dei migliori centravanti al mondo, sappiamo e sapevamo tutto, impressionante è stato l'impatto sulla gara di Torino di Justin Kluivert. Le perle sono diverse, i particolari anche. Come quando, pochi istanti prima del gol, lo abbiamo beccato a gesticolare energicamente verso Olsen. Voleva la palla Justin, la voleva in fretta e tutta per lui, perchè sapeva di avere in canna la giocata che poteva valere i tre punti. D'altra parte ne aveva già cucita una splendida per il pallido Pastore. Tecnica, spavalderia, personalità, com'è che si dice: se il buongiorno si vede da quello spezzone di partita, beh.
A fare da contrappeso alla (piro)tecnica di Dzeko e Kluivert, c'è la salita del buon Pastore. Salita parecchio scivolosa stando alla prima partita. Più che "El Flaco", per ora, ci è sembrato el fiacco. Ma non sono preoccupato. A me non è sembrato un problema di approccio al nuovo ruolo - comunque difficile, è chiaro, perchè ogni trasformazione ha la sua dolorosa zavorra - ma un limite dettato dalla condizione. El Flaco mi è sembrato stanco e pesante, probabilmente messo a dura prova dalla preparazione di Di Francesco o, forse semplicemente bisognoso di entrare in forma. Aspetto questo che, come sapete, è decisamente soggettivo. Quindi, aspettiamo con pazienza che "Er Secco" (traduzione rigorosa dallo spagnolo al romano doc) entri in forma e ne riparliamo.

Poi che altro? Olsen? La stava per fare grossa ma non l'ha fatta, quindi è perlomeno fortunato e questo non guasta. Poi, per il resto ha fatto quel che doveva, mostrandosi lesto di mano e di piede. Unica cosa: mi pare che tenda poco alle uscite alte. Vedremo. Più in generale, è chiaro come la rosa potenziata di quest'anno, possa rappresentare la miniera d'oro di Di Francesco. Il che non vuol dire che non ci sarà da lavorare, e molto, per vincere le tante sfide tattiche che il tecnico ha deciso di accettare in questa stagione, partendo proprio dal Pastore dirottato a centrocampo.