Parma-Roma 0-2

Olsen 7: Si scalda al sole di Parma e scalda le mani su un tiro di Gervinho partito con 10 metri di fuorigioco. Ma la skill “miracoli” la apre alla mezz’ora quando tira fuori un salto da gatto per impedire a Siligardi di rendere ancora più osceno l’errore di Fazio. Una parata decisiva visto l’andamento della gara. Genoa a parte, ha portato con grande onore l’eredità di Alisson sulle spalle. 

Florenzi 6: Affronta un Biabiany ammuffito, ma nonostante la scarsa verve del francese dalla sua parte arrivano pericoli inaspettati.  Spinta offensiva solo a tratti, contributo di nervi quasi al minimo.  Nella ripresa cambia un po’ il film e qualche minuto di azione lo regala. Ma è troppo poco per affettare il Parmigiano. Per oggi va bene così.  

Manolas 6,5: La zanzara Gervinho gli ronza nelle orecchie tutto il giorno, ma il greco ha le armi giuste per renderla inoffensiva. L’arpione salva tutto al 20’ vale mezzo gol e anche quando lo perde di vista riesce a individuarne il movimento. A fine primo tempo regala il solito sospiro di paura accasciandosi a terra.   TIene duro, ma nella ripresa è costretto ad alzare bandiera bianca. (15’st Juan Jesus 6: quando entra lui il Parma si arrende,  ma non combina guai)

Fazio 5: Perde la barba ma non il vizio. Quello di addormentarsi in alcuni momenti chiave provocando danni d’immagine a tutta la difesa. Deprecabile il “guardo ma non tocco” al 28’ che permette a Siligardi di ritrovarsi a tu per tu con Olsen. Poi si lascia ubriacare da Gervinho. Rifiata nel secondo tempo, ma lascia sempre la sensazione di precario equilibrio. 

Kolarov 6: Ha nelle cuffie la playlist giusta, ben diversa da quella da sala da the delle ultime settimane. Legge bene le discese avversarie e quando lo spazio giusto prova a far male davanti. L’intesa con Kluivert, però, è decisamente meno strategica rispetto a quella vista con Perotti. Male a fine primo tempo quando poteva innescare un contropiede letale rimediando invece un giallo per scivolata in ritardo.

Nzonzi 6,5: Steve in versione Acquaman prova a mettere nella sua rete Stulac e Barillà, ma bisogna aspettare 15 minuti prima di vederlo oltre il cerchio di centrocampo. Quando esce dall’acqua infatti boccheggia, e in area avversaria riesce a passare il pallone come fa davanti alla difesa. Però, come già accaduto col Sassuolo, quando la Roma va in vantaggio il suo contributo di possesso palla lento è determinante. 

Cristante 7,5: Continua il suo Jingle Bells frizzante e allegro. Dopo 10 minuti si infila di testa tra le maglie crociate ma non trova l’angolo giusto e non abbassa la testa negli scontri a centrocampo. Poi però arrivano le melodie di Bublè, decisamente meno hard ma ugualmente di successo. Il gol spezza partita arriva su una spizzata perfetta. Siamo a quota quattro, di cui tre a dicembre. Che lo spirito natalizio prosegua nel 2019.

Under 6,5: Nel primo tempo sembra aver imboccato il solito tunnel anonimo. Errori di controllo, di impostazione, di movimento. Il turco delle meraviglie della prima parte del 2018 sembrava esser diventato il fantasmino di Pac Man. Unica fiammella a fine primo tempo quando prova a servire un pallone d’oro a Kluivert. Nella ripresa pure lui butta giù una Red bull e aiuta i compagni tra strappi e recuperi. Al 70’ cerca pure l’angolino ma il suo tiro è deviato in angolo poi arriva il gol che chiude l’anno e fa sbocciare gli Champagne. Dai Cencio.  

Zaniolo 6: I paragoni pesanti degli ultimi tre giorni non sembrano scalfire la solidità umorale di questo ragazzo. Parte con un bel tacco, ma sa usare bene pure punta e polpacci. Però chi si aspettava il nuovo Totti sarà rimasto deluso anche perché la troppa corsa ne spezza fiato e intenzioni. Le qualità ci sono, ma le troppe lusinghe non lo distraggano, anche perché non si possono affidare le sorti di una squadra a un 19enne. (29’st Lo.Pellegrini 7,5: Zaniolo non ha fatto sentire la sua assenza, ma le sue caratteristiche servono eccome al gioco della Roma. Entra e dopo pochi secondi arriva l’assist per Under, poi altra magia per il turco. Si riprende il posto con forza e accende le fontane di Capodanno sotto il castello di Sanbuceto)

Kluivert 6: Non ripetiamo la storiella del “tanto fumo e poco arrosto”, anche perché di arrosto nel primi tempo non c’è nemmeno l’ombra. Justin prova giochi di magia in faccia a uno Iacoponi per nulla stupito che gli risponde rovesciando a terra il banchetto. Al 40’ arriva tardi in scivolata su un bel cross basso di Under. Nella ripresa mette più sostanza e qualche risultato in più si vede soprattutto in fase di raddoppio su Gervinho. Letale quando accentra la sua corsa favorendo gli inserimenti dei compagni. 

Dzeko 6,5: Torna da titolare dopo un mese di naftalina, ma ancora non ha staccato la spina dall’alimentatore. La prima vera occasione arriva al 22’ ma il bosniaco è in fuorigioco. Poi una bella apertura per Under e poco altro. Sembra lo Schick pre Sassuolo, chiediamoci pure se non è colpa dei compagni di reparto che lo assistono poco e male. Nella ripresa, dopo il gol e con più spazio, si intravede l’Edin dei sogni dello scorso campionato ma Sepe gli sbarra la strada in due occasioni. (37’st Schick ng)

Di Francesco 7: Solo un abbaglio col Sassuolo? Sembra di no, ma oggi la Roma nel primo tempo ha riproposto i problemi endemici di un finale di 2018 deprimente. La manovra è spesso farraginosa, i problemi difensivi lampanti soprattutto a causa degli errori individuali di Fazio. Però il carattere tiene, e la pazienza paga. Azzeccati i cambi, azzeccato l’atteggiamento. Ha mangiato il Panettone, mangerà il cotechino. In fondo se lo merita