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Tutte le notti lo stesso sogno. Il Bentegodi pieno di bandiere giallorosse, lui al centro dell’attacco. Realizza una doppietta, è il migliore in campo, Ranieri lo sostituisce ad un quarto d’ora dalla fine. Allora si mette in panchina con una radiolina, scorrono i minuti, manca poco, attenzione intervengo dal Franchi, oddio, Siena in vantaggio, sìììì, gol di Curci di testa, su calcio d’angolo, evvai!!! Curci? Come Zoff nell’Italia-Inghilterra di Fantozzi? La leggenda È a questo punto del sogno che si sveglia tutto sudato. Ilary lo guarda rassegnata, ormai lo sopporta. Bisogna comprendere cosa significhi questo Chievo-Roma per Francesco Totti. L’occasione di vincere uno scudetto incredibile, alla fine di una stagione bella, pazza, ma pure dolorosa per lui: i capricci del ginocchio, i recuperi sempre più lenti, le partite viste dalla panchina, l’onta delle sostituzioni nei momenti decisivi, il calcione a Balotelli, le accuse di mezza Italia. Già basterebbe, togliersi questa soddisfazione. Ma in palio c’è di più. Domenica Totti può diventare il primo calciatore capace di vincere due scudetti con la maglia della Roma. Con un’impresa simile, la sua storia — 441 gare e 192 gol in A — si farebbe leggenda. Perché la sola storia che gli interessi è quella della sua città. «Tutto ciò che amo di più al mondo è qui», le parole che Totti ha usato per liquidare la mancata convocazione al Mondiale. Due scudetti sono meglio che due Mondiali? Sì, per lui che nel 2006, dopo la festa azzurra al Circo Massimo, disse: «Bella, ma nulla a che vedere col concerto di Venditti nel 2001». La realtà Per Totti sono strani giorni, questi. Attaccato, punzecchiato, preso in giro. Gli hanno detto che è finito. A Baronio ha risposto con ironia: «Tu quando hai iniziato?». Balotelli, che lo ha chiamato pure nonno, invece gli ha fatto perdere la pazienza. Avercene di nonni così: 14 gol in 1.798’ fanno una rete ogni 122’, una delle sue medie migliori. In questo campionato, il solo Vucinic ha tenuto il suo passo (13 gol) e domenica può sfilargli il titolo di capocannoniere romanista. Sarebbe quasi un’eresia, Totti lo ha vinto già 6 volte e non lo perde dal 2005. Ma domenica ci rinuncerebbe volentieri, a patto di ritrovarsi tutto sudato e scoprire che il sogno è diventato realtà.