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Zdenek Zeman. Giacca sportiva blu, camicia jeans, pantaloni sportivi e sneaker ai piedi: l’ex allenatore della Roma, in compagnia delle sue inseparabili “bionde”, è con amici e aspetta di prendere possesso della sua DS3 cabrio color grigio metallizzato con tettino in tela tendente al violetto, per una prova da intenditore. Qualche tifoso lo chiama da lontano e lo saluta e lui risponde con la mano, perchè Zeman a Roma e alla Roma è legato in maniera quasi viscerale, al di là del triste epilogo di qualche mese fa. Un epilogo che gli deve aver prodotto una ferita ancora non rimarginata.
 
Perché quando qualcuno gli chiede “mister, allora non era colpa sua”, lui sereno e sorridente come sempre sussurra «Eh no, direi proprio di no». Ci sarebbe da chiedere e da dire molto altro, ma non è la sede e c’è comunque un contratto da onorare. Eppure il derby è troppo fresco. E la domanda scatta quasi in maniera naturale: “Ha visto, mister lunedì che partita? In campo c’era una squadra che sapeva esattamente cosa fare e un’altra quasi senza identità”. Lo sguardo di Zeman si spegne un po’, il sorriso si fa più amaro e sospirando dice: «Non la può avere». E’ proprio questo il problema.