8
Il centrocampista olandese della Roma, Kevin Strootman ha dichiarato in un'intervista a La Repubblica alla vigilia della semifinale d'andata in Champions League contro il Liverpool: "Non dirò che quella col Barcellona è stata la mia migliore partita perché voglio che sia tra qualche settimana. Salah dice che lo avremmo voluto evitare? Se lo dice lui va bene. In semifinale giochi con squadre fortissime, Bayern Monaco e Real Madrid sono di un altro livello e il Liverpool sta facendo bene. Noi abbiamo voglia di arrivare in finale. Salah è il più pericoloso, in campo non saremo amici. Le ultime due volte non mi ha risposto, ha cambiato sei volte numero. Gli riscriverò dopo la semifinale". 

"Speriamo di rivivere una serata come col Barça. Il video del terzo gol l’avrò rivisto 500 volte: lo stadio era magico. Prima della partita ci credevamo forse il 10%, sapevamo sarebbe servita la perfezione. Dopo il primo gol ci siamo detti: 'Ce la possiamo fare'. La difesa è stata spettacolare, la prendevano sempre loro. Nello spogliatoio c'era lo spirito per fare quella partita. Il 3-4-3 lo avevamo fatto già lo scorso anno, tutti sapevamo cosa fare, con le indicazioni del mister e dello staff. Son stati perfetti anche i tempi: abbiamo segnato subito, un altro dopo l'intervallo e il terzo non troppo presto. Ero sicuro che non ci avrebbero segnato più". 

"Ho condiviso la gioia con i miei genitori. Non stanno più insieme, ma sono sempre venuti a vedere le partite. A 14 anni giocavo già a un livello più alto di mio fratello, lui aveva scelto di giocare con i suoi amici e loro andavano a vedere anche lui. Ci hanno sostenuto sempre. Venivano a seguirci sui campetti il sabato mattina, alle 8.30, con un freddo a meno 15: se adesso sono in semifinale di Champions è pure per loro una cosa speciale. Le stelle che ho tatuato sul braccio sono le date di nascita di mio fratello, di mio padre e di mia madre. Il prossimo sarà per mia figlia. Tutti mi dicevano che sarebbe stato speciale. Non vedo l’ora. Io e Thara l'abbiamo voluto. Per tanta gente è difficile avere figli, noi abbiamo ricevuto un miracolo. Quando arrivammo, lei studiava per diventare maestra e viveva qui con me, viaggiava ogni settimana tra Roma e l'Olanda. Non era facile, ma siamo a due ore da casa, in una delle più belle città del mondo, non in Russia o in un posto disagevole. Ora ha finito e abbiamo preso un cane. E poi le famiglie vengono a trovarci". 
"Il mio primo ricordo legato al calcio? Avevo 3-4 anni, giocavo in giardino ogni giorno con mio fratello, più grande di me. A 4-5 anni andai in una squadra, non potevano farmi giocare con la categoria F-1, perché non avevo ancora 6 anni. Poi ricordo il Mondiale '94. Per voi è quello di Baggio, per me quello della punizione di Branco che ha fatto fuori l'Olanda. L'infortunio al ginocchio? Chi non ne ha avuti può entrare in campo e tirare cento palloni in porta, se lo faccio io non gioco più per tre settimane. Quando devi fare 50-55 partite all'anno, serve professionalità". 

"Leader? È bello sentirselo dire, ma per me i leader sono De Rossi, Kolarov. Se vinciamo sono un leader, se perdiamo non lo sono più. Nel calcio è così. Perciò è una parola che non mi piace. Come il fantacalcio. C'è gente che mi scrive: 'Kevin, mi fai un gol per il fantacalcio?' Ma come, solo per quello devo far gol?. Nella vita se mi danno un appuntamento e fanno ritardo, mi incavolo. E non mi piace chi non mantiene le promesse".