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Dodici. O, se preferite i numeri romani che da queste parti hanno sempre il loro perchè (d'altra parte so' romani no?): XII. Oggi è il 24 maggio e questo triste primato l'hanno ricordato in tanti. Da una cara amica, Chiara Zucchelli su gazzetta.it, a quei ficcanaso (è un complimento) di forzaroma.info, il mio sito di riferimento per le cose della Roma, fino ai tifosi sui social: Dodici anni senza trofei. Guardo la foto pubblicata da gazzetta.it e c'è Totti che alza la Coppa con il presidente Napolitano che sorride lì accanto. Eppoi ci sono Perrotta, il Pek Pizarro. Si scorge Alberto Aquilani. Da quella notte del 24 maggio la Roma non ha vinto più nulla.

Era un club, quello, stremato economicamente ma fieramente impegnato a giocarsela con l'Inter dei milionari di Moratti che più avanti vincerà il triplete. Impossibile competere, eppure quella Roma, fortissima, ci riuscì giocandosela alla pari e rischiando di vincerlo due volte, lo scudetto, con Spalletti e poi con Ranieri. Me la ricordo, quella notte. Ero lì a raccontarla per il Quotidiano Nazionale e vincere fu bellissimo perchè quell'Inter lì, costruita dal Mancio e poi perfezionata più in avanti da Mou, era la squadra dominante del post Calciopoli. Fortissima. E quella Roma avrebbe vinto di più, se non ci fosse stata un'Inter così inarrivabile sul piano della disponibilità economica. Ma tant'è.
E certo mette un bel po' di malinconia ricordare che in questi XII anni l'unico sussulto vero, sia arrivato con il “non succede ma se succede...” che fu slogan della Roma di Ranieri eppoi con la magnifica Roma di Rudi Garcia che incantò per due terzi di stagione. Ok, d'accordo, c'è stata la semifinale di Champions, ma quella fu figlia di un calendario benevolo e una sfida col Barcellona che c'entra con l'epica e non con il calcio. Lì, furono gli eroi in campo a scrivere la storia, non la programmazione di un club che proprio su quella stagione, invece di costruire certezze, affrescò poi un disastro di strategie e di mercato. Guardo quella foto con Totti che alza la Coppa - non giocò la finale - e la malinconia m'assale. Perchè fare meglio di quel che s'è fatto, sarebbe stato possibile. Sarebbe bastato, forse, muoversi con la passione, la voglia, il senso di appartenenza che c'era nella Roma pre-pallottiana, pur in mezzo a limiti evidenti e difficoltà economiche, per scrivere un piccolo pezzetto di storia. Quella storia che, pur essendo 'modernisti' dal punto di vista dell'azienda calcio, con i record di followers, like sbandierati come trofei, nulla ha a che vedere.