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Ci sono rimasto male, chiaro. Anche se sapevo che sarebbe potuto succedere. E cioè che il rischio di vedere gente con le gambe imbullonate, dopo sette partite tutte d'un fiato e la tremenda trasferta in Germania, sarebbe stato altissimo. Però, ci sono rimasto male, sì, ma un pizzico meno del solito. Perché, se poi le partite sei costretto a giocarle sempre con gli stessi undici perché i rincalzi non ti danno garanzie la montagna diventa davvero inespugnabile.

Perchè così è. Kolarov e Dzeko ad esempio, al Tardini non ne avevano più. Pastore è addirittura impressionante per tenuta _ si faccia un monumento ai preparatori atletici e ai fisioterapisti che l'hanno rimesso al mondo, please _ e la cosa incredibile da credere appena un mesetto fa, è che la Roma quando esce lui perde riferimenti, prende gol e perde la partita.

Era già successo, si è ripetuto in Emilia. Se però in Germania in molti avevano pensato che Fonseca avesse sbagliato i cambi, nella trasferta di Parma s'è capito come i pochi rincalzi che ci sono, non diano grosse garanzie, anzi. Perotti è ancora lontano dai suoi standard minimi, Under pare la versione depotenziata di Iturbe, Diawara corre sulle uova e sui contrasti, beh, s'è visto nell'azione del secondo gol, quando si fa sportellare via da Hernani, non esattamente un Rincon o un Nainggolan. Eppoi, il mistero di Florenzi, ormai panchinaro precipitato nelle gerarchie di Fonseca.

No, no, non voglio tirare fuori la storia della stanchezza di Coppa o degli impegni ravvicinati, perchè di esempi che smentiscono questa tesi ce ne sono. Però, è chiaro che se puoi contare solo su undici, dodici giocatori e anche parecchio provati, beh, la coperta sarà per forza corta e prima o poi dovrai farne conto. Questo per dire che il ko di Parma è doloroso, ma meno di tante sconfitte patite negli ultimi anni in provincia senza un reale, vero perché.