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Una settimana da Dio. Sì, come in quel film in cui Jim Carrey si ritrova con i poteri illimitati dell'Altissimo, concessi proprio da quest'ultimo e interpretato da uno straordinario Morgan Freeman. Nel film però, Carrey ne combina di ogni, mentre la Roma e Paulo Fonseca chiudono la sette giorni con tre vittorie su tre. Il che significa un mezzo paradiso: impennata in classifica, Napoli a quattro punti e trionfale ingresso in zona Champions. Uno scatto in avanti che, lo stanno scrivendo un po' ovunque, porta la firma di Paulo Fonseca. Il tecnico portoghese, oltre agli indubitabili meriti tattici, ci sta mettendo qualcosa in più, lavorando sulle teste dei suoi calciatori. Mi spiego.

Fonseca è riuscito a convincere i suoi che il gioco di ruolo – cioè quel che il calciatore ritiene di saper fare, non andando oltre – non sia una realtà definita o un limite, ma semplicemente un ostacolo da superare. E così nasce Mancini centrocampista, un difensore centrale che si permette chiusure e sapienza tattica alla De Rossi e lanci alla (esagero) Pirlo. Così nasce il nuovo Pastore, convinto da Fonseca di poter giocare a tutto campo e di avere un fisico bestiale: non si spiegano altrimenti – oltre a giocate e intensità che non vedevo da dieci anni - gli undici contrasti vinti con palle recuperate neanche fosse un Rincon qualunque. Così Dzeko è diventato una specie di funicolare che fa fermate in ogni zona del campo, distingendosi non più e non soltanto nell'area di competenza, ma anche in quella 'sbagliata' , aggiungendosi ai centrali. Per non parlare di quando si getta all'ala, neanche fosse un novello Bruno Conti. Qui mi fermo con gli esempi, perchè s'è capito dove andrò a parare e cioè verso una variante, l'ennesima, di quel calcio all'olandese che dagli anni '70 in poi ha stregato il mondo. Fonseca ha il maledetto pregio di piacere ai calciatori. Loro si fidano di lui, lui si fida della squadra e a braccetto lavorano per far volare una gallina. Nè più e né meno di quel che fece il primo Spalletti qui a Roma, quando inventò Perrotta trequartista e Totti centravanti. Fu, quella, una magnifica avventura. Una straordinaria storia di calcio. Se questa lo sarà, beh, lo vedremo. Nel frattempo, la Roma è tornata ad entusiasmare la sua gente come non capitava da quella lontana notte in cui l'oggi 'nemico' Manolas, la buttò dentro contro il Godzilla blaugrana.