Commenta per primo

L'estate di Philippe Mexes. Le sue certezze rappresentano le ansie della Roma. Fosse per il biondino di Tolosa, firmerebbe un contratto a vita con i giallorossi. Ha una voglia matta di ricominciare, riconquistare il posto in squadra e tornare ad essere Gigi Er Bullo: testa alta in anticipo sull'avversario. Dalla serie: 'Scansate, questo è il posto mio'. A Trigoria vorrebbero ma non possono. Almeno, al momento. Perchè tra un anno Mexes diventerà un giocatore libero, il desiderio della dirigenza è quello di rinnovargli il contratto, ma no, ora non si può. Il monte ingaggi ormai tocca i 70 milioni, bisogna vendere, vendere, maledizione. E nel frattempo, la società rischia di implodere su se stessa aspettandone una che compri Doni, Baptista, Cicinho e Guberti, ovvero 'gli scarti'. Intanto le lancette scorrono, le idee sì restano, ma i giocatori, quelli 'da Champions', intanto vanno via.

La Roma deve, dunque, serrare le fila, portare avanti il proprio progetto. Niente e nessuno può essere così importante da impedirglielo. Ranieri al termine del campionato è stato chiaro: vuole giocare con un 4-4-2 e per metterlo in pratica servono gli esterni. La società ha in mente un colpaccio: prendere Ebouè dell'Arsenal, ma servono liquidi rimediabili esclusivamente con una cessione. L'ora del sacrificio non è lontana dal compiersi: Mexes è l'idolo di una gran fetta della tifoseria ma tecnicamente è una riserva. Se la società gli rinnovasse il contratto, Ranieri sarebbe costretto a farlo giocare onde evitare di svalutarlo e l'anno prossimo, per far quadrare i conti, la cessione potrebbe essere molto più dolorosa. Ogni riferimento a Daniele De Rossi non è puramente casuale. Ma c'è da vivere un presente e con quei 15-18 milioni in più in cassa, la Roma avrebbe tutte le carte in regola per agire senza freni sul mercato e puntare successivamente su ogni obiettivo sportivo. Perchè negli affari è legittimo compiere delle scelte, mentre sul campo sarebbe un delitto.