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Lunedì prossimo arriva il difficile. Il campionato sarà finito. Primo o secondo posto conta poco, si dovrà pensare al mercato. Uno dei più complicati della storia della Roma. Soldi pochi, idee molte: arrivano dall'Argentina: tutte promesse, poche certezze. Una di queste sono i venti milioni derivanti dall'ingresso in Champions League e la cessione di qualche calciatore per implementare il tesoretto: Doni, Baptista, forse Brighi e Mexes. Non invidio Daniele Pradé. Alla fine di quest'incantesimo - chiamato campionato - dovrà fare i conti con molti calciatori che avranno un anno in più: Taddei (30), Cassetti, Perrotta (33). Quanto potranno dare ancora a questa Roma? I primi due sono anche in scadenza di contratto. Il dilemma allora è d'obbligo: rinnovare con il rischio di trovarsi sul groppone degli ingaggi pesanti a lungo andare, o venderli quest'estate al migliore offerente? A questi nomi, poi dobbiamo aggiungere le questioni spinose legate a Burdisso e Toni. La Roma punta, sopratutto, a tenere in pugno il difensore contando molto sulla sua volontà di rimanere nella Capitale, ma per acquisirne il cartellino si dovrà passare per Moratti. No, non invidio affatto Daniele Pradé. Dal 17 maggio, tricolore o no, la pressione mediatica sarà tutta sul direttore sportivo: servono almeno otto acquisti: un portiere, quattro esterni, un centrale di difesa, un centrocampista (Fabio Simplicio, già preso) ed un attaccante. Oltretutto l'estate giallorossa non sarà contrassegnata soltanto dal mercato estivo: incomberà, infatti, l'arbitrato tra ItalPetroli ed Unicredit, che potrebbe gettare più di qualche ombra sul futuro societario. E che dire del ricorso presentato da ContoTv per i diritti televisivi del prossimo campionato? Domani sapremo, di certo senza l'aiuto di Sky cadrebbero tutti: burattinai e burattini, ma questo discorso non riguarda soltanto la Roma. Lo abbiamo detto: primo o secondo posto conta poco. Certo, il tricolore può portare ad una settimana in più di leggiadria, ma a quel punto il pettine avrà tirato su di sé parecchi nodi, ed i miracoli non si ripetono. Per questo motivo la prossima domenica, comunque vada, usciremo da quest'incantesimo e riapriremo gli occhi. Tutti e due. Ecco perché non invidio Daniele Pradé.