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Una Roma stagionata? E perché no. Lo abbiamo visto proprio nel nostro campionato, anche per uno scadimento del livello generale, quanto certi 'vecchietti' possano davvero fare la differenza fino a incidere sulla lotta scudetto. Questo non vuol dire che la massima ambizione sia una Serie A paese per vecchi, giusto per richiamare al famoso film dei fratelli Coen, però è chiaro che se i giocatori sono di livello, come lo è ad esempio Matic, ben vengano, eccome.

Leggo, ora, come siano crollate le quote per Cristiano Ronaldo alla Roma. Se prima alcuni i bookmaker italiani (e non solo) lo davano a 66 volte la posta, una di quelle quote che disegnano l'impossibile, nel giro di pochi giorni a causa dei rumors e dell'impegno di Mourinho nel braccare CR7, quella quota è scesa fino a 7,50 volte la posta. Per dirne una: prima delle semifinali di Champions la possibilità che Carletto Ancelotti potesse alzare la Coppona era data attorno a 10 volte la posta. Come è finita, lo sapete. Questo per dire che adesso la quota di Ronaldo alla Roma non è più al fianco di quella che prevede che, all'improvviso, le galline inizino a volare assieme agli asini. Adesso, la quota del Fenomeno portoghese che sbarca a Fiumicino (o Ciampino, volo privato of course) è tra le cose che possono accadere almeno per i signori delle scommesse.
Ma la domanda che giro a voi tutti e che faccio anche a me, ovvio, è: Ronaldo sarebbe un grande acquisto o no? E può integrarsi con Tammy? Quest'ultimo sarebbe un problema per Mou ma statene certi che mettere Ronaldo e Abraham in campo insieme sarebbe panna montata per lo Special One. E CR7 avrebbe gli stimoli giusti? Su questo possiamo mettere la mano sul fuoco. Non è proprio nel codice genetico di Ronaldo giochicchiare per svernare. No, lui è esigente al punto di passare per un rompiballe, con se stesso, la squadra, l'allenatore, perché dal punto di vista dell'ambizione siamo ben oltre l'umanamente comprensibile.

E poi, conoscendo abbastanza bene il popolo romanista, provate solo ad immaginare Ronaldo che viene presentato a Roma e sbuca sul prato perfetto dell'Olimpico con la maglia numero 7, quel suo sorriso da coccodrillo e un pallone sotto braccio. Nel dibattito sull'Instant Team è meglio oppure no, continuo a ribadire che il problema non è nell'ipotesi che un calciatore abbia 30 o 33 anni, ma nella voglia e l'ambizione di fare grandi cose, nei limiti della squadra in cui andrà a giocare. In questo senso, Ibra, Giroud, Mertens e ancor prima Totti, Buffon, lo stesso Chiellini, hanno insegnato molto a molti.