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Polpo per pranzo, grazie. Ma mica è facile quanto sembra. L'ottimismo catalano per Paul Pogba al Barcellona è il manifesto elettorale di Joan Laporta, chiaro. Nonché il desiderio più che concreto a cui il Barça sta lavorando davvero, sì, ma senza trovare una via spianata davanti. Anzi. Perché il pranzo tra la Juventus con Marotta e Paratici e il Barça con Soler e Braida è stato in amicizia, tranquillità, sì. Forse però leggermente indigesto per la delegazione blaugrana sbarcata a Milano. Merito della posizione ferrea della Juventus: Paul Pogba oggi non si vende, grazie.
 
BARÇA, COM'E' ANDATA E COME ANDRA' -
Quel che dà forza alla Juve è il fatto che Paul non abbia mai chiesto la cessione, ad oggi. Segnale importante e rafforzato dal nuovo contratto risalente a pochi mesi fa. Perché per andar via, le richieste di Pogba a chi lo ha cercato sono state altissime: non meno di 10 milioni la risposta al Chelsea, 12 secchi la richiesta al Manchester City, tanto per dirne due. E il Barça? Vuole spingere, sì. Ma la Juve è stata chiara a pranzo con i blaugrana: prima delle elezioni non si farà niente. Se vorranno presentare un'offerta che superi gli 80 milioni di cui tanto si parla in Catalogna servirà un appuntamento dal 19 luglio in poi, day after delle elezioni. Stessa e identica volontà dell'entourage di Pogba, questione di correttezza e di chiarezza verso il prossimo presidente. Dal Barcellona hanno preso atto, sorrisi e foto tutti insieme al ristorante, arrivederci a fine luglio. Ma restando in contatto. Con tanti punti interrogativi, uno su tutti: l'idea che il Barça prenoti Pogba per il prossimo anno proprio non convince la Juventus. Che si ritroverebbe ancora Paul, sì, col rischio però che la sua testa sia già in Catalogna e la prossima annata si trasformi in un countdown pericolosissimo. Un ostacolo in più per il Barcellona nell'asta apertissima per il francese, non al punto da mollare la presa. Tutt'altro.
 
JUVE A DUE VOLTI - Da parte propria, Marotta e Paratici sono assolutamente sereni sulla situazione Pogba. Eppure, come ovvio che sia in un affare del genere, è una Juve a due volti: tranquilla perché Paul non ha mai chiesto la cessione, sa che in bianconero sarebbe ancora protagonista, insomma l'idea di trattenerlo resistendo agli assalti di mezza Europa c'è eccome, finché il giocatore sarà un alleato. L'altra faccia della medaglia arriverebbe qualora Pogba dovesse avere l'offerta economica che si aspettava da un club che lo soddisfi tra i tanti che lo corteggiano. Allora, dovesse spostarsi la volontà del giocatore, fermare l'addio di Paul sarebbe più che difficile. Per questo sono giorni di attesa e la Juve resta sulla sua posizione: Pogba non si vende, resta al centro del progetto, quantomeno finché non sarà lui a chiedere di lasciare Torino. Messaggio chiarissimo per il Barça ma anche per i vari PSG, Chelsea, Manchester City che hanno avuto più di un contatto con l'entourage di Paul.
 
CASO DIRITTI D'IMMAGINE - Ah, come se non bastasse, se qualcuno volesse arrivare seriamente al traguardo per Pogba non dovrebbe occuparsi "solo" del suo contratto e dell'accordo con la Juventus. In questi giorni è sul tavolo anche la questione sui diritti d'immagine, più seria di quanto non sembri. Perché gli incassi sull'immagine di Paul sono al 100% di tale Oualid Tanazefti, uno dei primissimi agenti del giovanissimo Pogba che ha sempre mantenuto i diritti sulla sponsorship del francese. E non ha nessuna intenzione di fare sconti a chi vuole comprarli, cosa che sarebbe ovviamente nei piani di un club come può essere il Barça che punterebbe tantissimo sull'immagine di Pogba e sui relativi incassi. Lo sa bene Mino Raiola che è da tempo al lavoro per ottenerli prima di ogni trattativa che entri nel vivo, eppure resta impresa tutt'altro che semplice. Anche per questo c'è una terza matassa da sbrogliare per chiunque voglia prendere il francesino che per Mino vale la Gioconda. Un labirinto di mercato dove ad oggi la voce grossa la fa ancora la Juve: Pogba non si vende. E Paul, cosa vorrà fare?
Fabrizio Romano