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“Non è stato giusto rinunciare a Donnarumma. Non è da Milan. Fatico ad accettarlo pur essendo Maignan un ottimo portiere. Se pensiamo al Milan come grande club, allora non può perdere il migliore al mondo nel suo ruolo. Non riesco a giustificare la sua partenza”. Come vedete ci sono le virgolette. L’incipit dell’articolo non è mio, ma sono parole di colui che insieme a Paolo Maldini aveva cominciato la costruzione di questa squadra che dopo tanti anni ha riacceso passione e orgoglio nei tifosi rossoneri. Colui che ha convinto Ibra a tornare al Milan dopo la debacle di Bergamo sotto Natale 2019. Colui che ha difeso con le unghie e con i denti il progetto tecnico di Pioli davanti alle velleità rivoluzionare di Gazidis e della “proprietà”. Colui che ha pagato con il “licenziamento” pur di difendere il lavoro della sua “squadra”, un lavoro che a distanza di pochi mesi ha trascinato il Milan al secondo posto e gli ha permesso dopo quasi 8 anni di tornare in Champions League. Colui che ha sempre detto ciò che riteneva giusto per il bene del Milan e non è mai sceso a compromessi con nessuno. Colui che, oltre a Ibra, ha preso insieme a Maldini gente come Theo Hernandez, Krunic, Bennacer, Leao, Rebic, Kjaer e Saelemakers. L’elenco fa impressione se si pensa che si tratta dei punti fermi del Milan attuale e se si pensa che Boban li ha comprati a basso costo in sole due sessioni di mercato, sessioni chiuse praticamente a saldo zero tra entrate e uscite. Prima di essere giubilato dai promotori della rivoluzione Rangnick. Zvone si era particolarmente speso soprattutto per Leao, prelevato dal Lille a una cifra che sembrava eccessiva in quel momento e nella stagione in corso. A distanza di due anni possiamo dire che ci aveva visto lungo. Questo tanto per ricordare che di Boban c’è tanto, anzi tantissimo nel Milan attuale. E per sottolineare che se Boban dice quelle cose sulla partenza di Donnarumma non le dice a caso. Lui, più di tutti ha cognizione degli aspetti economici e degli equilibri psicologici del mancato rinnovo. Lui ha dimostrato fatti alla mano di aver lavorato per il bene del Milan e se dice quelle cose su Donnarumma non le dice a caso e certo non le dice per criticare l’amico Maldini. Anzi. Boban non ha bisogno di lisciare il pelo ai tifosi e non ha bisogno di assicurarsi un’ospitata in tv. Boban dice quello che ha senso secondo lui. O meglio che avrebbe avuto senso per il bene del Milan. Ma purtroppo è andata diversamente. Che sia un “purtroppo” lo hanno dimostrato anche i fischi di S. Siro durante Italia-Spagna. Fischi di un popolo che era innamorato del portiere azzurro, protagonista assoluto del secondo posto del Milan e dell’Europeo vinto dalla Nazionale. Un popolo che si è sentito tradito e che se l’è presa con il ragazzo, guidato da chi ha preferito vendere la storia di un tradimento invece che raccontare la cruda verità. E la cruda verità l’ha raccontata la scelta di Gigio e l’hanno ribadita le parole di Raiola e di Boban. La verità è che il Milan non è più un club di prima fascia a livello europeo e per questo Donnarumma è andato al PSG. Questa è la cruda realtà. Per lui è stata una crescita professionale prima ancora che economica. La scelta che ha fatto quest’estate Donnarumma è la stessa che hanno fatto tantissimi altri in passato preferendo il Milan alla squadra dove erano cresciuti e diventati campioni. In quel caso a noi tifosi del Milan ci andava bene e ridevamo dei laziali che perdevano per esempio Nesta, la loro bandiera. Domando: è giusto prendersela adesso che siamo dall’altra parte della barricata?

Chi tira fuori la favoletta della gratitudine “per chi ti ha cresciuto” deve farla valere per tutti i giocatori, non solo per Gigio. Chi critica le dichiarazioni del “buon padre” di Raiola deve domandarsi: ma Izecson Bosco Leite fu un buon padre nel consigliare a Kaká di trasferirsi in Europa al Milan invece che rimanere “fedele” al San Paolo che lo aveva cresciuto? Chi si ribella quando il procuratore Italo-olandese chiede un intervento della società rossonera per difendere Gigio non si limiti a pensare ai fischi legittimi di S. Siro o all’altrettanto legittimo striscione di fronte al ritiro azzurro. Ma pensi piuttosto all’assordante silenzio di tutti (stampa in primis) quando lo scorso 28 agosto fu affisso un messaggio chiaramente minatorio ai cancelli di Milanello
Chi tira fuori la storia che andando avanti così i tifosi si disaffezioneranno e non seguiranno più il calcio deve ricordarsi che questo refrain lo sentiamo da 50 anni, anche quando erano le squadre italiane a strapagare le “bandiere” dei club meno ricchi.

A chi tira fuori la storia che Donnnarumma ha recato un danno economico al Milan andandosene a parametro zero bisogna ricordare che gli svincolati in scadenza di contratto esistono dal 1997. Finora sono sempre state criticate le società che perdevano i calciatori “a zero” e mai i calciatori, perché per Donnarumma si fa un’eccezione? La risposta dei qualunquisti è la solita: lui è una bandiera, non doveva recare un danno al Milan. Quindi, parlando ancora di un mio idolo assoluto e indimenticabile, mi viene da pensare che i tifosi non considerino una bandiera Kaká perché nel 2009 rifiutò il trasferimento al City per 120 milioni per accettare il Real a “soli” 67. Giusto? Oppure siamo come sempre al doppiopesismo figlio di una comunicazione orientata e univoca. Ognuno è libero di fischiare, applaudire e dare la propria opinione. L’importante è rispettare quella di tutti, anche di chi da anni prova a proporre una visione obiettiva delle cose. E non sempre ha avuto torto? Oppure siete ancora convinti che il Milan abbia avuto dei proprietari cinesi? E pensate che vi hanno indotto ad applaudire anche Fassone e Yonghong Li...