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Sabato contro l’Empoli comincia un nuovo campionato per tutti e in particolare per il Milan. Nella prima fase del campionato gli uomini di Pioli hanno ricominciato a giocare come avevano concluso la scorsa trionfale stagione. Hanno messo in mostra un’eccellente condizione fisica, un’intesa perfetta e uno splendido spirito di squadra. Sono riusciti a sopperire alle evidenti lacune tecniche e fisiche del reparto d’attacco con una strategia d’insieme. A differenza delle altre formazioni di vertice, e questo lo diciamo dall’inizio del campionato, al Milan manca un vero e proprio bomber, il classico giocatore da 20 gol a campionato. O meglio ce l’ha ma, purtroppo, va per i 41 anni e sarà disponibile, se tutto va bene, per un terzo delle partite stagionali.

Ciononostante Pioli e i suoi ragazzi finora sono riusciti a trovare la via del gol con grande facilità, proponendo in fase conclusiva un ampio numero di giocatori e anche quando sono incappati nella serata storta come contro il Napoli, hanno creato i presupposti per collezionare tante occasioni da rete. Poi non sempre sono riusciti a concretizzarle e questo è un vero peccato dato che non sempre nel corso di una stagione si riesce a raggiungere una simile condizione atletica e mentale. Penso sinceramente che fino a questo momento il Milan abbia raccolto meno di quanto abbia seminato sia in campionato sia in Champions League. Per il gioco espresso e la “gamba” messa in mostra i rossoneri potevano tranquillamente essere primi in Italia e a punteggio pieno in Europa. Non si può però pensare che il vento soffi in poppa per tutto l’anno e per questo motivo bisogna essere pronti ad affrontare anche le emergenze e i momenti difficili, cosa che, dobbiamo dire la verità, l’anno scorso il Milan è riuscito a fare sempre alla grande.
Dicevamo prima della caratteristica dei rossoneri di portare tutti i propri effettivi ad avere la possibilità di fare gol. Questa è una grande risorsa ma contemporaneamente una dolce condanna per una squadra che, in realtà non ha un vero e proprio bomber. Considerando che Giroud ha anche lui 35 anni e non può essere efficiente giocando tutte le partite, una ogni tre giorni. Considerando che Origi e Rebic sono sempre fermi ai box. Considerando che Leao non è e non sarà mai un centravanti e che De Ketelaere non ha ancora trovato la via del gol. Non parliamo delle qualità realizzative di Brahim e fa specie, per esempio, che finora il miglior marcatore dei rossoneri in Europa sia Saelemakers. Le necessità di portare a concludere così tanti giocatori crea inevitabilmente qualche squilibrio in più in fase difensiva. E non è un caso se il Milan ha già preso 11 gol in 9 partite, decisamente troppi per chi punta a bissare lo scudetto. Eppure le prestazioni dei singoli difensori rimangono di buon livello. Certo, manca davanti alla difesa un frangiflutti come Kessie ma non può essere quella l’unica spiegazione di una squadra che, in prospettiva, potrebbe essere più vulnerabile. Da questo punto di vista le prossime partite saranno un crash test non indifferente perché mancherà uno degli elementi decisivi della solidità difensiva rossonera dell’ultimo anno, cioè Mike Maignan. Anche perché il suo sostituto non è assolutamente all’altezza. E’ vero che anche l’anno scorso, proprio di questi tempi, Maignan aveva dato forfait per un lungo periodo e che Tatarusanu non l’aveva fatto rimpiangere. Anzi addirittura era assurto al ruolo di protagonista parando il rigore nel derby. All’epoca Pioli fu bravo a fare alla squadra la forza di ricompattarsi e proteggere la porta orfana del suo grande guardiano. Quest’anno, per il tipo di gioco ancora più offensivo e per le caratteristiche tecnico-tattiche dei centrocampisti a disposizione, la strada dell’equilibrio potrebbe essere più difficile da trovare.