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Ma “chi” controlla… “come” controlla? La domanda è rivolta alla Federcalcio, non alla Procura di Torino. E magari si può indirizzare anche alla Lega italiana, in difensivo silenzio rispetto all’attacco sparato da Tebas, boss della Liga spagnola. Gli atti del procedimento penale a carico di Agnelli&Co e della Juventus stanno circolando ovunque. Non ci sono segreti. E se ne resta sconcertati. Cercando di riassumere con semplicità.

1. Falso in bilancio - Spostare il pagamento degli stipendi si può, ma è necessario il cosiddetto “accantonamento”. Lo sa anche uno studente al primo anno di Economia. Non lo sapevano alla Juve?

2. Carta Ronaldo - Possibile che sia stata scritta, firmata e fotografata un’irregolarità del genere? Le scritture private sono vietate, nel calcio. Non da oggi o da ieri. Da anni. E anche: è credibile che Ronaldo abbia accettato di andar via senza che quella carta venisse saldata o stracciata, delle due l’una?

3. Fatturazioni fittizie - Negli atti della Procura di Torino sono indicate le società dei procuratori che si sarebbero prestati a giochetti vietati con l’Iva. Possibile che questo evidente illecito amministrativo sia stato attuato da (alcuni) procuratori solo con la Juventus?
Ci sarebbero poi le intercettazioni - e pare già anche le ammissioni - su un debito con l’Atalanta derivante da… nessuno lo sa! Romero o Demiral, per esempio: Strette di mano e pacche sulle spalle, foglietti come coriandoli, inchiostro simpatico?



In questo mosaico complicato, mancano tasselli ed attori non protagonisti. Sono fondamentali le testimonianze dei procuratori chiamati in causa dalla Procura di Torino e naturalmente le altre società coinvolte negli affari (veri, presunti o reali: chissà) di mercato. Domanda iniziale ribadita dunque a Federcalcio, Lega e organi vari: “chi” controlla… “come controlla?

Sullo sfondo resta una riflessione abbastanza malinconica, che coinvolge tutta la dinastia Agnelli a pochi mesi dal centenario della proprietà Juventus: il presidente Andrea si è sentito potente (e onnipotente) grazie alle vittorie, poi con le sconfitte si è vergognato di dire alla Famiglia che i soldi non bastavano. Forse si è sentito troppo a lungo un superuomo, per accettare di tornare un bravo figliolo. Nella storia del calcio, dell’economia e delle grandi dinastie, non è il primo e non sarà l’ultimo.