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La SuperLega ha fatto una fine ingloriosa. Meritatamente. Competizione senza merito e perciò senza senso, concepita male e comunicata peggio, è volata via lasciando in scia soltanto belle parcelle per avvocati. Eppure, qualcosa del progetto SuperLega non era da buttare. Anzi. Per esempio, il rapporto - economicamente squilibrato - tra club e federazioni, sia nazionali che internazionali.

Due esempi facili e davvero contemporanei: Maignan e Brozovic. Si sono infortunati in nazionale attorno al 20 settembre. Si cureranno a Milanello e Appiano Gentile, assistiti da Milan e Inter, fino al 20 di ottobre. Diventeranno pronti a tornare in campionato a novembre, per testare le condizioni. Quindi, saranno freschi e in buona forma per andare al Mondiale: Maignan con la Francia, Brozovic con la Croazia. Ovvero le due finaliste del 2018, con buone possibilità di soggiornare in Qatar fino a dicembre e poi di riposare. E solo dopo Natale di tornare a disposizione dei club.

Non serve l’app calendario sul telefonino per verificare che Maignan e Brozovic, per tre mesi esatti, verranno stipendiati dai rispettivi club ma faranno tutto (cure, convalescenza ed eventuali - poche - partite di preparazione) a beneficio delle loro federazioni nazionali. Vi sembra giusto?


I casi del portiere francese e del centrocampista croato non sono unici. Questo turno di amichevoli o Nations League ha provocato altri stop, e non solo per Milan e Inter. Il problema è più ampio, il disagio sembra diffuso. Per rimediare a situazioni del genere, esistono “ristori” che vanno ai club. Ma sono spiccioli, se confrontati con danni tecnici più stipendi milionari. E la situazione diventa ancor più problematica considerando le caratteristiche del Mondiale: una super slot-machine che la Fifa ha piazzato in Qatar, senza giustificazioni calcistiche, di calendario o geografiche. E senza nemmeno l’Italia. Ma questo è un altro discorso, tipo la SuperLega in sè.