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Messaggio ai naviganti: tempeste in arrivo, meglio cambiare subito rotta. Da buon marinaio livornese, Allegri l’ha capito in fretta. E con la prima virata ha colpito Morata, che fa perfino rima anche se c’è poca poesia in quel che è successo nell’amichevole di Danzica.

Aspettando il 10 che verrà, il primo segnale è stato mandato al numero 9 che c’è già. Ma che forse non ci sarà più fra un anno, perché il prestito scade e la “recompra” del Real Madrid sembra – almeno oggi – una formalità. Però intanto conviene a tutti, Morata per primo, che questa stagione non sia interpretata con pensieri laterali sul futuro.

Così è stato sostituito dopo mezzo tempo, e dopo essere entrato nel secondo tempo: quasi un doppio affronto, per il guapo spagnolo. E la ragione, quasi completamente, è dalla parte dell’allenatore: il giocatore non s’impegna, corre poco e rincorre meno, serve un segnale dimostrativo per tutta la squadra. Uno schiaffetto subito, pronti-via, per evitare future zuffe verbali e non.

D’altra parte, è anche vero che il test amichevole valeva soprattutto per iniettare benzina atletica. Così, per colpa della sostituzione il serbatoio di Morata è rimasto con il pieno a metà. Nessuna certezza né controprova, ma “forse” (le virgolette servono per evidenziare il dubbio) una bella urlata di rimprovero nello spogliatoio, a maglietta sudata, avrebbe avuto lo stesso effetto, ma senza la stessa esposizione mediatica che consente di parlarne anche a distanza di un giorno.

Forse (qui senza virgolette, perché c’è più certezza e meno ipotesi) per lanciare l’allarme proprio Allegri voleva l’esposizione mediatica, corredata dalle immagini. L’allenatore è bravo e sveglio, si sa. Meno risaputo il rischio che corre quest’anno la sua Juve molto cambiata. Anzi, troppo rivoluzionata per passeggiare da superfavorita nel campionato in cui le milanesi faranno l’Expo dei nuovi acquisti. E la Roma si aggiusta. E il Napoli zitto zitto…
La Juve è ancora favorita, sicuro. Ma con qualche avvertenza da legger subito, come si fa (o si dovrebbe fare) sulle scatole delle medicine. Per curarsi prima di ammalarsi.

Tra Vidal, Pirlo e Tevez, sarà quest’ultima l’assenza che si farà sentire. Per motivi aritmetici: i gol segnati. Caratteriali: non c’è più il vero trascinatore. E anche ragioni tecniche: Carlitos titolare obbligava un centravanti d’area come compagno. Tutto facile e scontato, fare il gioco delle coppie: Tevez più Llorente, poi Tevez più Morata, poi Tevez più (qualche volta) Matri. Per rimpiazzare l’Apache è stato preso Dybala, ma al culmine di un campionato giocato tutto da prima punta. Non da seconda. Né tantomeno da rifinitore dietro altri attaccanti. Non va chiamato errore, ma dubbio sì: sono ben assortititi Morata, Dybala, Mandzukic e Zaza, ovvero quattro attaccanti reduci da stagioni giocate da prima punta? Sono tutti tipi che ballano sul cubo del dischetto, dove però non c’è posto per tutti. E tutti assieme si sta troppo stretti. Ecco, magari anche questa riflessione, può aver innervosito Morata. Che non a torto, dopo la splendida stagione del quasi Triplete, sperava di avere una squadra più aderente alle sue caratteristiche, anziché esasperata nella concorrenza. In teoria aspettativa possibile. In pratica, bloccata dalla “recompra” sempre in agguato del Real Madrid.

E allora: tira una brutta aria sulla Juve? Allegri ha puntato l’indice su carattere, impegno e atteggiamento in campo. Bravo. Tutto giusto. Ma per promuovere a pieni voti sia le strategie di mercato sia l’aspetto tecnico, attenzione a completare la squadra con un numero 10 da 10 e lode. Sennò…

 
Sandro Sabatini

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