Lasciare un segno, in qualche modo. Se lo fai vincendo spalanchi la porta dell'Olimpo del Calcio, banchettando con gli dei, bevendo nettare e mangiando ambrosia; se lo fai senza alzare prestigiosi trofei, la porti la trovi chiusa a doppia mandata, e non ti resta che goderti lo spazio che i tifosi ti hanno lasciato nel cuore. Vincere con la propria filosofia ti rende una divinità con domicilio sul Monte Olimpo, divertire con la propria filosofia ti erge a eroe del quotidiano. Esempio? Sacchi e Guardiola immuni come gli Olimpi; Sarri e Zeman devono rigenerarsi e ripartire, ogni volta, come un Deadpool qualunque.

IL SARRISMO - La Treccani ha dato spazio al neologismo Sarrismo, e da qui parte la nostra Classifica di CM della settimana: gli allenatori-filosofi, quelli che hanno, e stanno, lasciando un segno con il loro pensiero, la loro idea, che prende forma sopra un campo, con un pallone che rotola e i giocatori che corrano (nella Gallery la classifica). Ovviamente ci sono i grandi, i grandissimi, i Sacchi e i Guardiola, che hanno vinto filosofeggiando, quelli senza macchia, figli di Krypton; poi ci sono quelli che hanno filosofeggiato e fatto divertire, come i Sarri e gli Zeman, senza vincere, antieroi con la sigaretta in bocca, supereroi di quartieri. Forse meno vincenti, ma sicuramente più romantici. Tra gli estremi, poi, ci sono tutti gli altri: sporchi ma vittoriosi,  oppure bellissimi ma caduti sul più bello. Tutti con la propria filosofia. Tutti con il proprio essere.

@AngeTaglieri88