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    Salernitana, Bonazzoli: 'Nicola lo aveva detto all'inizio: ci salviamo nelle ultime due. Ribery e l'Arechi, che salvezza'

    Salernitana, Bonazzoli: 'Nicola lo aveva detto all'inizio: ci salviamo nelle ultime due. Ribery e l'Arechi, che salvezza'

    Federico Bonazzoli ha raccontato ai microfoni di ‘Cronache di spogliatoio’ la cavalcata per la salvezza della Salernitana con un’emozionante lettera.

    IL PRIMO GIORNO - “Davide Nicola si presenta, mi saluta con un ‘Ciao Fede’, perché noi una battaglia l’abbiamo già condivisa a Torino, si mette davanti alla porta per guardarci tutti negli occhi e, con la voce ferma, pronuncia 10 parole destinate a trasformarci per sempre: ‘Noi ci salviamo, e ci salviamo nelle ultime 2 giornate’. Quelle 10 parole ci portano in una realtà sconosciuta, dove la paura non esiste e il tasto per resettarci è a portata di mano. L’umidità dello spogliatoio non è più afa, ma profumo vincente”.

    EMOZIONI - “Al Sud, quando arrivi, piangi due volte: quando arrivi e quando parti. Ed è proprio quello che è successo a me. Quando ci salviamo, penso al giorno 1, quando eravamo in pochi ad allenarci nell’incertezza più totale. Corro verso Sabatini per abbracciarlo e per la prima volta, invece di chiamarmi ‘Testa di cazzo’, mi chiama ‘Fede’. Mi dice: ‘Questa salvezza è merito tuo. Sei forte, non dimenticarlo mai’. Non è solo merito mio, lo sa, ma io inizio nuovamente a piangere e lui pure. Non c’è più motivo di coprirsi la faccia con lo scaldacollo. Voglio che tutti vedano le mie emozioni”.

    GOL AL MILAN - “Arriviamo all’Arechi e io sono sicuro di me stesso. Ho segnato contro il Genoa e ho acquisito un po’ di fiducia in più. Al 29’ Djurić arriva un’altra volta in cielo e mi fa la sponda. Non ci penso due volte. Bolgia. Disperazione. Pressione. La palla non scende, rimane lassù. E allora sì, è giunto il momento: rovesciata. C’è Theo Hernández sulla riga, ma chissenefrega. Mentre cado, sento il boato. Gol. Dentro.
    Non ho mai capito perché, ma a me fare la rovesciata viene più naturale che prenderla di testa. Mio padre ha un video sul telefono, di quando ho 5 anni, in cui segno in rovesciata. Da quando è arrivato il presidente Iervolino, l’aria è cambiata. Anche il sostegno dei tifosi è aumentato a dismisura. Lo senti anche in quel frastuono. Segno, mi alzo, esulto, non capisco più niente. Una cosa è certa: siamo vivi. Tanto che per 5 minuti, dal 72’ al 77’, siamo pure sopra. Alla fine pareggiamo, ma è un segnale”.

    RIBERY - “In settimana, prima del Sassuolo sono seduto a bordocampo con Franck Ribéry. Lo facciamo ogni giorno: quaranta minuti a parlare, fianco a fianco. Lui mi racconta del suo passato, io dei miei sogni. Parliamo di calcio, di vita. Da un mese lo vedo meglio. E non ho problemi a dirglielo. Mi spiega che ‘Vedi Fede, io ho 39 anni e vorrei fare quello che facevo a 25. Poi ascolto il fisico, penso la giocata ma lui non va di pari passo. Tecnicamente ci sono, ma qui c’è da rientrare, da seguire l’avversario. Nonostante ciò, io non mollo. Voglio giocare fin quando lo sento dentro. Ho vinto tutto, ma sono venuto a Salerno perché qui c’è il fuoco. Io voglio vivere per questo fuoco, voglio sposare la causa di altre persone che ascoltandosi, chiedono alla vita di trovare quello che cerco anche io’. Mi sembra di avere davanti una persona nata e cresciuta a Salerno. Non è così, ma lui è uno che viene dal mare. E chi viene dal mare, al mare ritorna. Lui mi ha messo sotto la sua ala, soprattutto dopo che ho sgarrato prima della gara contro lo Spezia. ‘Quando ho visto Alaba al Bayern, l’ho preso con me. Quando ho visto Vlahović a Firenze, ho fatto lo stesso. Ecco, ora tocca a te’… se lo dice lui, mi fido. Quel giorno ho capito perché in carriera ha vinto così tanto”.

    ESULTANZA CON LA MITRAGLIA - “Non so perché, ne ho parlato tante volte con i miei compagni: quando esulto, mi focalizzo sulle persone davanti a me. In quel preciso istante vedo una marea umana rovesciarsi sul parapetto, e io inizio a fare la mia esultanza: la mitragliatrice. In quel preciso istante, davanti a me c’è un signore calvo che è in piedi su un seggiolino, in equilibrio precario, che resiste alla massa che gli cade addosso e inizia a fare la mitragliatrice con me. E iniziamo a sparare insieme per qualche secondo. Magico”.

    GARA CON LA FIORENTINA - “Rosario, il nostro magazziniere, mi avverte: ‘Potrai scendere in campo in qualsiasi stadio del mondo. Sappi che il giorno in cui giocherai davanti a 30mila persone all’Arechi, ti tremeranno le gambe’. Quando esco dal tunnel degli spogliatoi contro la Fiorentina, là fuori è l’inferno. Le tribune a picco sono gremite, non si riesce a sentire neanche la propria voce. La verità è che se giochi contro la Salernitana all’Arechi, hai paura. Non è retorica, è veramente diverso dagli altri posti. La Fiorentina è in corsa per l’Europa, ma lo vedi che è intimorita. Non fanno quello che sanno fare. Il frastuono raggiunge decibel sensazionali. La curva canta, allo stadio c’è gente di ogni tipo. Vivi nel caos. Tanto che neanche le urla arrivano alle orecchie. Il mister però ha bisogno di far capire a Ranieri che deve dargli ascolto. Così si toglie una scarpa e gliela punta contro. Lo fa anche in allenamento.. Prende e ci intima simpaticamente con una scarpa”.

    CONTRO LA ROMA - “La nostra occasione di riscatto è all’Olimpico, contro la Roma. Sono fuori per squalifica, e in settimana ho letto su Cronache una statistica: Ivan Radovanović è il calciatore con il maggior numero di tiri effettuati nella storia della Serie A senza mai aver segnato. Ivan è un grande, e quando dopo 22’ spara una bordata alle spalle di Rui Patrício, nessuno di noi ci crede: ‘Ma che cazzo dici? Ha segnato davvero Radovanović?’. E vedi che lui quel gol lo sente, siamo avanti 1-0 nella capitale. Inizia a correre verso lo spicchio dei nostri tifosi, che sono presi da attimi di follia. Sembra di essere a Salerno. Ivan non smette di correre, sembra quasi voglia schiantarsi contro le vetrate che lo separano dalla nostra gente”.

    GLI ANZIANI DI SALERNO - “Io e Simone Verdi facciamo spesso una passeggiata in centro. Il nostro sport preferito è andare sul lungomare e osservare gli anziani che giocano a carte. Stanno lì dalle 8 di mattina fino a quando non cala il Sole. Hanno i capelli bianchi e il viso scavato dal caldo, dall’esperienza. Seduti, sotto le piante. C’è un livello di competitività altissimo. Non abbiamo mai provato a sfidarli perché sono davvero troppo forti. Giusto così, a ognuno la propria battaglia. Però guardandoli capivo che anche quando hai una mano cattiva, puoi comunque fare briscola”.

    PEROTTI - “Qualche giorno prima della gara contro l’Empoli, tutti dicevamo: ‘Se c’è un rigore al 95’, lo tira Perotti’. Non ne aveva sbagliato praticamente uno in carriera! L’arbitro lo fischia davvero il rigore in quella partita, ma Diego sbaglia. Sembrava scritto nel destino che dovevamo giocarci la salvezza all’ultima giornata”.

    BRIOCHES E GELATO - “A marzo, avevo promesso a DAZN che avrei offerto brioches con gelato in caso di salvezza: «No, non mi coloro i capelli di bianco, ma il primo giorno qui mi hanno consigliato questa specialità e io, da goloso, ho voluto provarla. Me ne sono innamorato. Quindi se mi salvo, brioches per tutti». L’appuntamento è al Bar Nettuno, in centro. Sono in ascensore, sto per uscire e mi chiama l’ufficio stampa della Salernitana: ìFermo, non uscire. Non puoi capire. Ci sono tremila persone qui fuori, dobbiamo organizzarti la scorta perché la città è paralizzata ed è impossibile muoversi’. Apro il portone e sei uomini della sicurezza mi circondano. Non so cosa fare, sembra un film di spionaggio. Cammino a fatica in mezzo alle persone. Sono rimasto solo mezz’ora perché il viale principale è bloccato e il traffico è congestionato. Tutti vogliono me. Inizio a servire brioches con il gelato, alla fine ne do oltre mille. Non ho voluto vedere il conto, ma il gelataio era felice! Promessa mantenuta, ancora una volta era stata Salerno a lasciarmi qualcosa”.

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