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E’ indubbio che il Ministro dell’Interno, nonché Vicepremier, Salvini faccia di tutto per sembrare ciò che non è. Ovvero non qualcuno che sta (lecitamente) nella stanza dei bottoni, che ha grandi responsabilità, ma “uno del popolo”, le cui eventuali decisioni sbagliate comportano conseguenze relative. No. Le eventuali decisioni sbagliate del Ministro Salvini comportano conseguenze collettive e generali che possono cambiare (in meglio o in peggio) la nostra vita. E allora perché questo personaggio politico con alte cariche istituzionali gioca a fare l’amico di tutti i giorni? Quello del bar, il vicino di casa; quello che magari vi dice che soffre perché la ragazza lo ha piantato oppure è felice perché la sera lo aspetta un bel piatto di rigatoni con l’amatriciana (ma sì, non è propriamente un piatto lombardo, però ormai della Padania chi se ne frega!).

Perché è la natura camaleontica di chi vi dice: “Io sono come voi, sono uno del popolo, dico pane al pane e vino al vino”. Peccato che poi magari le cose siano un po’ più complicate del solo pane e del solo vino, per altro simboli evangelici. Ma comunque in questo modo, lui rassicura: fa il viso truce coi cattivi, e il viso dolce con i buoni; bacchetta e carezza. E i risultati? Quelli non contano. Contano i proclami e i post coi rigatoni o di lui, orsacchiotto, fra le braccia della ex. Contano le 200 divise che indossa, da quella dei pompieri a quella dei carabinieri o della protezione civile. 

Conta, soprattutto, la maglietta del Milan. Lui è sempre in prima fila, uno dei tanti, uno della curva, un eterno ragazzo devoto al Diavolo rossonero. Caschi il mondo, caschi l’Europa, approdi l’ultimo barcone in Sicilia….non se ne fa niente. C’è il Milan, stop alle denunce, alle incazzature, all’ “Europa ladrona”, all’  “infame Fornero” (ancora? Ma non doveva essere già in soffitta?).

C’è il Milan e allora niente Consiglio dei Ministri, niente Mattarella! Figuriamoci quell’ eurocrate di Moscovici!

Lui è uno di noi, cioè di loro, cioè della gente comune ancor più comune, che va in curva. E’ un tifoso doc, un semplice tifoso che condivide la sua passione col popolo rossonero. Perciò, oggi, già in mattinata parte per Atene e partono i selfie, fra sciarpe e bandiere. Lo spread può aspettare. Ma…c’è anche un ma per questo campione del popolo che conta niente, conta quanto un tifoso qualsiasi.
 
Perché deve sempre dare consigli, rimbrottare, sculacciare pubblicamente la sua squadra? Se è uno qualsiasi, uno come noi, perché chiama il suo capo della comunicazione e gli fa diffondere tweet, dichiarazioni, anatemi? Perché non lascia in pace Gattuso e pretende di dirgli come deve giocare il Milan? Perché si comporta come un piccolo sovrano col suo giocattolo? Come un Berlusconi qualsiasi (che però per il Milan fece assai più di lui) che rimproverava Zoff per non aver fatto marcare adeguatamente Zidane in una finale Italia-Francia?

Se Salvini s’intende realmente anche di calcio (oltre che d’immigrazione, sicurezza, tasse, pensioni, relazioni internazionali ecc.)  potrebbe proporre a Gattuso un cambio. Lui diventa allenatore del Milan e Gattuso Vicepremier e Ministro. Vuoi vedere che il Paese ci guadagna. Già: e il Milan?