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Bentornata Serie A. Certo, iniziare con un turno più agevole della trasferta a Torino, in casa della Juve Campione d’Italia, alla prima di Pirlo sulla panchina bianconera, non sarebbe stato male. Alla vigilia per qualcuno - anche per il sottoscritto, a dir la verità - la sfida dello Stadium sembrava giunta in un momento tutto sommato agevole. Le ruggini della preparazione, le difficoltà a trovare una quadra e le tante assenze della Vecchia Signora potevano ingolosire, anzi, aleggiava la speranza per un mezzo passo falso della squadra più forte d’Italia. I sogni blucerchiati però sono stati spazzati via dopo circa dieci minuti di gioco, annichiliti dallo strapotere dei padroni di casa a livello fisico e tecnico. 

Certo, il Doria ci ha messo del suo, presentando una formazione rinunciataria ed estremamente difensiva, infarcita di giocatori in palese difficoltà, a partire da Tonelli per arrivare sino ad un incomprensibile Leris, passando per il tentennante Bereszynski, l’impreciso Thorsby e l’avulso Depaoli. Gli interpreti della Sampdoria hanno evidenziato lampanti difficoltà in fase di palleggio, ma lo schieramento con un'unica punta leggera come Bonazzoli rendeva impossibile anche scavalcare il folto centrocampo della Juve, incaricato di triturare gli avversari. I mediani di Pirlo non hanno mostrato alcuna difficoltà nel recuperare il possesso dopo il terzo passaggio blucerchiato in costruzione, e la semplicità con cui la Juve poi allargava il campo servendo gli esterni, slabbrando la già fragile difesa doriana, ha fatto il resto. 

Le scelte iniziali di Ranieri mi sono parse per certi versi anche un chiaro segnale alla proprietà: “Signori miei, qui c’è bisogno di alternative” sembrava urlare l’undici proposto dal mister romano “ Se togliamo a questa squadra i Ramirez, i Quagliarella e i Gabbiadini, il Doria ha poco da offrire”. In effetti, la decisione di puntare ad esempio su Leris a discapito di Ramirez o di Verre suona abbastanza incomprensibile se non viene letta così. A maggior ragione se si tiene conto del fatto che la Samp da questa partita aveva tutto da guadagnare, e niente da perdere. Urgono innesti di qualità, Keita sarebbe il primo e si tratterebbe di un ottimo colpo. Ma l’ex Lazio non basta. Per vivere una stagione tranquilla c’è necessità di almeno altri due-tre acquisti. Non di un paio di alternative, badate bene, ma di giocatori da considerare titolari senza neppure il beneficio del dubbio.
Se c’è un campanello d’allarme di cui tenere conto, dopo i tre schiaffoni peraltro preventivabili rimediati allo Stadium, è che questa formazione ad oggi non sembra affatto costruita per il 4-4-2 individuato come base di partenza per edificare una squadra solida. Il miglior giocatore in forza alla Samp, Ramirez, oltre ad essere stato messo sul mercato è di difficilissima collocazione in tale modulo, ed emerge pure una preoccupante fragilità sulle corsie. L’asse Bereszynski-Depaoli ha lapalissiani limiti sia in fase di spinta, sia quando si tratta di contenere, mentre dalla parte opposta Jankto e Augello venivano con regolarità battuti nell’uno contro uno dagli avversari, tecnicamente e atleticamente di un altro pianeta. L’aggravante è che, tolti i quattro interpreti citati, la Samp non ha di fatto altre soluzioni sugli esterni, ad eccezione dell’incognita Damsgaard e dell'adattato Regini. Candreva sarebbe perfetto, forse pure Asamoah (anche se ho dei dubbi sulla sua tenuta fisica), ma non sono certo che i due nerazzurri risolverebbero tutti i problemi blucerchiati. Non solo. Nel 4-4-2 c’è bisogno anche di un pensatore in mezzo, perché né Ekdal né Thorsby ne hanno le caratteristiche, e se giochi con uno schema così ordinato e prevedibile un direttore d’orchestra capace di aprire gli spazi e accendere la miccia della manovra è imprescindibile. Ah, se si potesse clonare Sergio Volpi, con vent’anni di meno…

Sapete che io non sono mai troppo tenere quando non è il caso, ma è evidente che la partita di ieri sera non può fare testo per giudicare in maniera troppo dura una formazione chiamata ad un compito proibitivo. Istituire un processo a Ranieri e alla Samp per delle scelte discutibili e una partita sbagliata non sarebbe corretto né equo. Però è altrettanto importante essere altamente consapevoli del fatto che questa squadra, ad oggi, si è indebolita rispetto a quella che si è salvata a fatica soltanto pochi mesi fa. Minimizzare sarebbe dannoso tanto quanto l’accanimento esagerato in seguito alle tre pappine rifilate da Ronaldo & Co ai blucerchiati. E’ fondamentale tenere a mente quali sono i limiti della formazione doriana, quantomeno perché per ora è possibile rimediare, almeno sulla carta. Tra quindici giorni invece sarà impossibile: la Sampdoria per quella data avrà già affrontato Benevento e Fiorentina, e sarà attesa da Lazio, Atalanta e Genoa. Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro.

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