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Ora, finalmente, possiamo tornare a respirare. Non so voi, ma io da una settimana praticamente cercavo ogni modo più o meno lecito per non pensare alla Sampdoria. Un po’ difficile, considerando il lavoro che faccio: lo so, non si dovrebbe dire. Diciamo che ho tentato di occuparmene il meno possibile. La partita di Venezia, per quanto mi riguarda, in una scala di tensione ed emotività che va da ‘amichevole con i Monti Pallidi’ a ‘Varese-Sampdoria’, si attestava tranquillamente sui pioli più alti. Magari non al livello della trasferta all’Ossola per tornare in Serie A, ma poco sotto. Gli ultimi due-tre giorni, poi, li ho vissuti in apnea. In sostanza, trattengo il fiato da venerdì. E che liberazione è stata, cacciare fuori l’aria stantia e pesante a cui ci eravamo assuefatti in tempi recenti? 

Non credo sia un caso se Giampaolo ha parlato di ‘ossigeno puro’. C’è poi un altro concetto su cui insiste da tempo l’allenatore blucerchiato, ossia la ‘serietà’. Il mister ha ribadito più volte il suo desiderio di assistere a prestazioni ‘serie’, e quella di ieri lo è stata. Novanta minuti applicati, concentrati, da squadra. Sì, gli errori individuali di un Venezia modesto tecnicamente, molto inferiore per cifra complessiva rispetto alla Samp, hanno spianato la strada. Ma anche gli errori, talvolta, possono essere costruiti. I due gol ospiti, ad esempio, originano da inciampi in fase di disimpegno del Venezia. Ma i due sbagli nascono e vengono propiziati dalla pressione alta e asfissiante applicata per l’intero arco del match dai calciatori. In quest’ottica, l’inserimento dal primo minuto di Sabiri si è rivelata una carta vincente di Giampaolo. Il numero 11 blucerchiato, per caratteristiche, si prestava perfettamente al tipo di gara immaginata e architettata dal tecnico di Bellinzona. A proposito di Sabiri, il trequartista ex Ascoli mi ha stupito. Non pensavo, anzi, non osavo sperare fosse già così pronto per la Serie A. Bravi a pescarlo nella palude della Serie B, bravo Giampaolo - ma questa non è una novità - ad inserirlo in maniera graduale per ritrovarselo pronto e formato nella partita decisiva.

I miei sprazzi di ottimismo post Juve, considerati eccessivi da qualcuno, hanno trovato conferme durante il pranzo al Penzo. Non è stata una Sampdoria fantasmagorica, ma neppure lontana parente della balbettante e irritante compagine vista a Udine. I numeri del match raccontano una gara in controllo da parte dei genovesi, mai realmente in affanno perché quasi sempre primi sul pallone. Merito del posizionamento corretto dei singoli interpreti e della vicinanza tra i reparti, merito delle scelte tattiche adottate e dei pochi, lineari concetti instillati nella settimana appena trascorsa, e della maggior applicazione dei sedici scesi in campo in Veneto. La Samp con il Venezia non si è inventata nulla: ruoli definiti, messa in pratica dei dettami dell’allenatore, ordine in campo e controllo delle varie fasi dell'incontro sono i capisaldi su cui il Doria ha costruito il suo successo. Il baricentro alto e propositivo del primo tempo, anche mentre la palla era gestita dagli avversari (51,7 metri di media) si è notevolmente abbassato nella ripresa, quando la squadra di Zanetti ha tentato una disperata quanto sterile rimonta, attestandosi ben 6 metri più indietro, 45,8 per l’esattezza. In sostanza, Caputo e compagni prima hanno costruito, e poi gestito, senza rischiare quasi nulla. Ed è più di quanto osassi sperare ventiquattr’ore fa.
A proposito di Giampaolo, il tanto vituperato - da una piccola parte del pubblico doriano - Giampaolo, vi propongo una riflessione. Nello stesso arco temporale del dirimpettaio Blessin, acclamato venerdì sera a furor di popolo e critica fino ad essere paragonato a Klopp, ha raccolto 9 punti contro i 10 del collega tedesco. Soltanto uno in meno dell’osannato cugino. Eppure l'agiografia ufficiale racconta una storia completamente diversa. Allora credo sia il caso di ridimensionare parte delle feroci quanto evitabili critiche piovute addosso al timoniere blucerchiato. Se c’è una cosa che la partita di Venezia ci ha insegnato, è che servirà assoluta unità di intenti da qui a fine maggio. Ieri la Sampdoria non si è salvata, ha solo messo un tassello bello grande nella base. Cadrà ancora, inciamperà, si rialzerà e crollerà di nuovo. Ma, quando la vedremo a terra, sarà cruciale non bastonarla oltremodo. Andrà scrollata, risvegliata, anche punzecchiata nell’orgoglio, ma mai mortificata. Intanto, per il momento, accontentiamoci di tornare a respirare dopo un'interminabile apnea. Dopo settimane di lacerazione emotiva e aria avvelenata e rarefatta, non chiedevamo altro.

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