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  • Sampmania: cosa significa 'mercato di fantasia'?

    Sampmania: cosa significa 'mercato di fantasia'?

    • Lorenzo Montaldo
    Al direttore sportivo Carlo Osti nei giorni scorsi è capitata la consueta patata bollente da introdurre nell’ambiente Sampdoria. Il tema è sempre lo stesso, l’amato/odiato calciomercato. Il dirigente blucerchiato ha dovuto anticipare quella che sarà la politica societaria delle prossime sessioni. “Per la Sampdoria sarà un mercato di fantasia, i soldi da spendere sono pochi” ha detto il ds doriano, ribadendo poi il concetto in varie interviste. Di fatto, ha iniziato a mitridatizzare i tifosi in previsione di una sessione complicata, faticosa e stressante.

    Osti ha dichiarato ciò che gli è stato evidentemente imposto dalla linea societaria, cercando di indorare la pillola nella maniera più innocua. La traduzione, però, è abbastanza semplice: ‘di fantasia’ corrisponde semplicemente a ‘esigue risorse’, né più né meno. Purtroppo, nel calciomercato la fantasia non esiste. Esiste il rischio calcolato, l’investimento, il colpo a buon prezzo, ma la fantasia è un’altra cosa. Io di fantasia ne possiedo parecchia: fantastico su Messi-Ibrahimovic in attacco, Van Dijk in difesa e Pogba-Torreira in mezzo al campo. Come vedete, ne ho a bizzeffe. Ma purtroppo temo non basti.

    Il ds della Sampdoria è una persona riconosciuta da chiunque come seria, pacata e educata. E’ esperto, conosce il mestiere e viene sempre descritto come un gran signore, un uomo di altri tempi. Credo anche, ma questa è un’opinione personale, che abbia scontato negli ultimi anni parecchie colpe non sue, fungendo da cuscinetto e parafulmine tra società e piazza. Ritengo che gli siano state ascritte responsabilità eccessive, d’altro canto fare mercato a budget risicato, sulla base di prestiti e rate che sembrano quelle del finanziamento della mia auto - eterne - sarebbe complesso anche per Beppe Marotta. Ecco perché sentirlo parlare di ‘fantasia’ già ad aprile mi spaventa un po’. 

    Il mistero del ‘mercato di fantasia’ paventato da Osti, in realtà, parte da più lontano. Perché la Sampdoria, dopo alcuni anni di cessioni milionarie e campagne acquisti incentrate su un turbinio di giocatori prelevati a cifre piuttosto alte (l’esempio lampante è Zapata, ceduto in fretta e furia per rientrare della spesa sostenuta con il Napoli, ma si potrebbe citare pure Praet preso a 10 milioni pur essendo in scadenza) adesso dovrà accontentarsi della ‘fantasia’? La domanda, per il momento, non ha risposta. A Ferrero nei primi anni della sua gestione è stato chiesto più volte da dove provenissero i fondi della campagna acquisti. Il Viperetta ha quasi sempre glissato. “Mi sono impegnato due-tre case e ho comprato i giocatori a Mihajlovic sennò se ne andava”, scherzava nel 2015. “Ferrero i soldi li ha perché le cose non succedono così, dietro c'è del duro lavoro, ci sono progetti: se hai un progetto serio, le banche i soldi te li danno” ribadiva pochi mesi dopo. 

    Il bilancio al 31 dicembre 2018, più pragmaticamente, metteva nero su bianco per il quadriennio dal 2016-2017 al 2019-2020 il trend "Orientato al raggiungimento di ulteriori risultati di utile e flussi finanziari positivi grazie alla massimizzazione delle opportunità offerte dal player trading, ad oggi garantita dai potenziali plusvalori latenti nel parco giocatori di proprietà”. Qualcosa si deve essere inceppato la scorsa estate dal momento che, a fronte di cessioni eccellenti come quella di Praet e Andersen, non sono arrivati acquisti di pari spessore. La questione Coronavirus ha influito? Probabilmente sì, ma sino ad un certo punto. Il problema strutturale si era manifestato a luglio-agosto e si era concretizzato nuovamente a gennaio, quando il Covid era solo un brutto pensiero, lontano anni luce da noi.

    I dubbi leciti, se mai, sono altri: sino a quando durerà l’assenza di liquidità per la Sampdoria? Quando finirà il ‘mercato di fantasia’? Tornerà mai ad essere un mercato di investimenti mirati e di player trading? Siamo sicuri che un mercato ‘di fantasia’ sia sufficiente a garantire la permanenza nella massima serie della Sampdoria? Specialmente alla luce di una stagione in cui lo spettro della Serie B è stato (ed è) un’inquietante compagno di viaggio tutt’altro che astratto? Quali saranno gli obiettivi del Piano strategico aziendale relativi ai prossimi esercizi? Le vicissitudini economico-giudiziarie del presidente Massimo Ferrero e delle sue società, ancora in pieno svolgimento, sono in qualche modo correlate ai ‘pochi soldi’ citati da Osti per il mercato, e potrebbero eventualmente coinvolgere la Sampdoria? Tutte queste domande necessitano di risposte, e a darle non deve essere il ds Osti, che può se mai limitarsi a parlare di ‘mercato di fantasia’. E sinceramente non mi sento di criticarlo.

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