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Normalmente mi sforzo di mantenere il maggior equilibrio possibile quando parlo di Sampdoria e più in generale di calcio. Talvolta non ci riesco, ma ci provo sempre, perché ormai mi sono reso conto che in questo sport bellissimo e infido i giudizi cambiano a velocità sorprendente. Cerco di commentare i fatti, specialmente quando si analizza una partita: se una squadra ha giocato bene, ha giocato bene punto e basta. Idem nel caso contrario. Alle volte però non sono in grado di mantenere la completa oggettività, perché il bello del calcio è anche lasciarsi trasportare dall’irrazionalità e dalle passioni, specialmente se sei uno – come il sottoscritto - che si sforza di tenerle controllate nel resto della sua vita. Questo preambolo mi serve per avvisarvi: sto per sbilanciarmi, forse esagero, ma lo sapremo soltanto tra alcuni mesi.

Penso che la prossima trasferta della Sampdoria sarà la più importante della stagione, o comunque una delle tre-quattro partite cruciali del campionato. “Siamo solo alla terza giornata, sei esagerato”, potreste obiettare. E probabilmente avreste anche ragione, ma la sfida di Frosinone ha un peso psicologico altissimo. Ormai lo sappiamo, il trend della Samp targata Giampaolo è da squadra bipolare: esaltante e meravigliosa al Ferraris, depressa e orribile lontano da Genova. “Ogni stagione è a sé. Ci sono aspetti su cui lavorare in merito alla mentalità, e uno riguarda ovviamente le prestazioni fuori casa” ha ribadito più volte nel corso del ritiro il mister. Il ‘repulisti’ estivo in teoria è stato attuato anche con tale scopo, e per questo motivo prima dell’Udinese c’era davvero tanta curiosità attorno alla Samp. A rileggerle ora, le dichiarazioni della conferenza pre gara dell’allenatore fanno sorridere: “Ogni campionato è diverso, fare paragoni con il passato è sbagliato. Forse avremo caratteristiche differenti dall’anno scorso. Non avremo gli stessi difetti e neppure gli stessi pregi. Nella scorsa stagione con le grandi facevamo bene, mentre faticavamo in trasferta con le piccole. Non è detto che quest’anno sia così". Quindici giorni dopo, dobbiamo fare i conti con l’esaltazione post-Napoli (incontro stupendo) e con la depressione per i 90 minuti della Dacia Arena (20 per la Samp, che ha giocato solo nell’ultimo quarto d’ora). Tutto secondo copione, insomma.

Sono questi i motivi che mi spingono a dipingere come determinante il faccia a faccia di Frosinone. E’ una di quelle gare che possono certificare il salto mentale, quel piccolo gradino in più che tutti i tifosi blucerchiati a Genova aspettano da due anni, e che non si è ancora visto. L'occasione si presta alla perfezione: arriverà dopo due settimane di sosta, durante le quali Giampaolo avrà potuto lavorare, seppur a ranghi ridotti, per affinare i meccanismi e gli automatismi che non aveva avuto tempo di sviluppare completamente in estate. I ciociari sono un avversario spigoloso e scomodo ma, almeno sulla carta, decisamente alla portata della Samp. Inoltre sarà la prima uscita dopo il trionfo sul Napoli, che ha dato energie, morale e confidenza ad una squadra ancora da scoprire e alla ricerca di nuovi senatori nello spogliatoio. Questo è un altro aspetto di cui tenere conto. Orfano di Silvestre, Viviano, Torreira e Zapata, il Doria ha disperato bisogno di altri punti fermi tra le mura del Mugnaini. Non è un particolare da sottovalutare, perché incontri come quello di Frosinone, ma più in generale come tutte le partite lontano da Genova, specialmente sui campi ‘di provincia’, si vincono con i calciatori di spessore. Quelli a cui non tremano le gambe, quelli che si caricano la squadra sulle spalle, quelli brutti, sporchi e cattivi. La Samp deve ancora individuarli, e non sarà semplice. E’ chiamata a farlo il prima possibile, perché da questa consapevolezza dipende gran parte dell’andamento stagionale.

Vincere a Frosinone vorrebbe dire iniziare a credere che sì, un altro passo e un altro corso sono davvero possibili. Sarebbe decisamente meglio autoconvincersi per tempo, e non a metà campionato, dopo aver buttato via punti pesanti come macigni. La storia insegna. Certo, non è tutto rose e fiori per la Samp: è vero che Giampaolo ha avuto parecchio tempo a Bogliasco per lavorare con i giocatori, ma la colonna portante del Doria si è allenata poco insieme al tecnico in questa settimana, dal momento che si è sparpagliata in giro per l’Europa. Soprattutto, mancherà Saponara, che nel (limitato) tempo a disposizione ha mostrato di essere l’unico davvero in grado di cambiare passo e di restituire imprevedibilità ad un gioco offensivo diventato troppo scontato per gli avversari. Le altre compagini di Serie A hanno avuto tre anni di tempo per studiare Giampaolo e i trequartisti lunghi, dinoccolati, tecnici ma lenti avuti dalla Samp, e hanno facilmente adottato contromisure. Non ce ne rendiamo ancora conto, ma la trasferta di Frosinone è davvero la più importante dell’anno . Può modificare– in positivo – il cammino della Samp già dalla terza giornata. E questa volta sarebbe il caso di assimilare il concetto prima di scendere sul terreno di gioco dello 'Stirpe', e non nell'estate 2019.