Ogni tanto, nell’orticello Sampdoria nascono leggende strane. Sono frottole, balle, chiamatele come volete, e curiosamente riguardano quasi sempre gli stessi personaggi. Si tratta di sciocchezze troppo eclatanti per poter essere plausibili. Uno si affida al buonsenso della massa, si illude non possano attecchire e invece a volte, non si sa come, fanno presa, si diffondono, inquinano la fonte e assurgono allo status di ‘argomento da bar sport’. Quasi come se avessero una sorta di autoreferenzialità.

Di esempi nel passato c’è pieno. Quasi sempre, riguardano Giampaolo che “Ha fatto vendere Zapata” (non è vero, qui le dimostrazioni) o “Preferiva Alvarez a Fernandes” (altra scemenza, me ne ero occupato in passato in questo Sampmania ma neppure i numeri convincono le teste più dure). La nuova leggenda metropolitana, fresca fresca e appena confezionata, riguarda Candreva, un giocatore che “il Maestro” ha “allontanato” essendo “troppo difficile da collocare in campo”. Giampaolo che, guarda caso, secondo tale modo di ragionare sarebbe l’unico allenatore al mondo a chiedere cessioni di giocatori importanti, piuttosto che acquisti. Probabilmente è masochista.

Anche la leggenda di Candreva si può smontare pezzo per pezzo. Il modo più semplice è partire dall’estate, e da un ritiro tutto impostato con un modulo in grado di collocare l’ex Inter nella sua posizione ideale. Non credo che un allenatore intenzionato ad ostracizzare un calciatore avrebbe cercato ogni modo per metterlo a suo agio, no? Se questo non basta, si possono portare ad esempio alcune frasi di Giampaolo relative a Candreva. A precisa domanda, “Candreva è importante?” il tecnico, soltanto un mese fa, rispondeva così: “Sì. Quando deciderà cosa fare io lo asseconderò”. Lo scorso campionato, invece, il ‘menaggio’ riguardava la posizione del numero 87. E Giampaolo tagliava corto: “Antonio è un calciatore forte con qualità. Si discute sulla posizione ma quando giochiamo offensivamente ha il compito di ritagliarsi il pezzetto di campo a lui più congeniale. Poi viene a prendersi il pallone dentro al campo come ha fatto anche in passato nella Samp. Sono tutte cazzate. La questione del ruolo è una puttanata”. Dichiarazioni di aprile, subito prima della sfida contro la Salernitana. Con la Lazio, invece, lo aveva impiegato esterno largo nei 4 a sostegno dell’unica punta Caputo. Un ruolo che, secondo Giampaolo, dava a Candreva tutte le possibilità di "esprimersi al meglio” aggiungendo “è la sua mattonella”

Se si decide di non tributare nessuna fiducia alle parole del diretto interessato (non vedo perché, ma il mondo è bello perché è vario), si può fare conto sui numeri. Quelli non mentono mai. Durante la gestione Giampaolo, Candreva ha giocato da titolare 14 partite su 15, saltandone soltanto una, per squalifica. Non solo, ma Giampaolo lo ha impiegato per complessivi 1161 minuti su 1350. Le volte in cui è stato sostituito? Soltanto 7. In queste sette circostanze, per quattro volte è uscito dopo l’80° minuto, e comunque mai prima dell’ora di gioco. Anche quest’anno, in Coppa, Candreva era partito titolare, proprio nel ruolo a lui più congeniale. Se questo significa “Volersene liberare”...
In questi giorni però circola anche una nuova diceria, possibile solo nel pazzo, incomprensibile mondo Samp. L’idea, adesso, è la seguente: per essere venduto più facilmente, il Doria deve iniziare bene la stagione. Il futuro della società blucerchiata quindi sostanzialmente dipenderebbe da Giampaolo e giocatori. Come se un inizio di campionato con Atalanta, Lazio, Juventus e Milan nelle prime sei giornate potesse incidere su un’operazione da centinaia di milioni complessivi. Oltretutto, è pieno di esempi di società comprate o cedute a prescindere dai risultati sportivi o in momenti di difficoltà. In primis, proprio la Samp.

Si tratta di un giochino andato in scena già tre anni fa, tra agosto e settembre 2019, e i film - è proprio il caso di dirlo - già visti e pure di bassa qualità, io non li riguardo più. Mi sembra un tentativo di distrazione di massa, un modo abbastanza stucchevole per spostare un fardello insostenibile sulle spalle di squadra e, tanto per cambiare, allenatore. Non che si tratti di una novità, ma a renderlo responsabile anche dell’eventuale mancato passaggio di proprietà, poco ci manca.

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