Ferrero, da qualche giorno, ha iniziato a ripetere ad ogni occasione, a chiunque sia disposto ad intervistarlo o ad ascoltarlo, questo concetto: “Damsgaard è un gioiello, non lo vendo a meno di offerte clamorose, l’anno prossimo varrà ancora di più”. Penso lo faccia pure al ristorante. “Buonasera, avete scelto?” “Damsgaard non è in vendita” “No, intendo, come primo” “Damsgaard è incedibile, se lo volete portatemi trenta milioni” “Da bere?” “Per Damsgaard voglio 40-50 milioni”. Se continua così, rischia di comparire il messaggio “Ferrero.exe ha smesso di funzionare”. 

Il concetto, per una società funzionante, senza particolari voragini di bilancio e con alle spalle una proprietà economicamente forte, avrebbe anche una sua logica. Damsgaard, con un altro campionato sul curriculum, potrebbe davvero valutarsi ulteriormente, specialmente in caso di titolarità. La storia calcistica è piena di esempi del genere. Attenzione, sussiste anche l’ipotesi opposta: non conferma le aspettative, l’onda dell’Europeo si esaurisce, e il ragazzo si deprezza. Difficile, ma pure questo è uno scenario già visto. Tali possibilità,  ovviamente, vivono solo in un mondo ipotetico. La realtà è un’altra. Le parole di Ferrero, specialmente nel calciomercato, hanno valore pressoché nullo. Anzi, di solito, quando parte con discorsi di questo tipo, si comporta all’esatto opposto. Qualche esempio? Marzo 2018, voci su Torreira e il Napoli. Risposta del Viperetta: “Quanto costa? Una cinquantina di milioni. Io non ho bisogno di vendere e lui sta bene da noi”. Il 10 luglio, la Sampdoria ufficializzò l’uruguaiano all’Arsenal, per 28 milioni. Andando a ripescare nel passato, di esempi ce ne sono a bizzeffe. Subito dopo l’affare saltato con la Juve per Schick, a 40 milioni, il patron blucerchiato sentenziò: “Visto che sta bene io me lo tengo oppure lo rivendo al doppio”. Poche settimane dopo, firmò con la Roma alla stessa cifra pattuita con i bianconeri.

Il modus operandi è abbastanza evidente. Ferrero, da vero venditore di strada, quando spara alto e strombazza ai quattro venti di non voler cedere un giocatore, in realtà gli sta appiccicando sopra un bel cartello ‘Cedesi’. E’ la storiografia che lo insegna, non è una mia crociata personale. Se blinda a parole qualcuno, è perché cerca di creare interesse e movimento attorno all’elemento in questione. Le dichiarazioni già di loro natura valgono poco nel mondo del calcio, in bocca al patron blucerchiato ancora meno, specie se si discute di trasferimenti. 

A tutto ciò dobbiamo aggiungere il plus della serie infinita di squadre accostate al ragazzo, che è bravo, per carità, anzi, bravissimo - chi seguiva le partite della Samp se n’era accorto da mesi - ma non ancora così performante da giustificare il clima di attenzione mediatica creato attorno a lui. L’impressione è che si stia cercando di suscitare interesse e appetibilità su un gioiellino con qualità evidentemente fuori dalla norma, eppure calcate e sottolineate all’inverosimile. E’ una tattica da affari al bazar vecchia come il mondo, legittima ma altrettanto evidente.
E dire che ci sarebbe pure un aspetto tattico ad incuriosirmi. Dove potrebbe collocarsi Damsgaard nell’assetto e nell’idea di calcio di D’Aversa? Con Giampaolo non avrei avuto il minimo dubbio. Il tecnico di Giulianova lo avrebbe piazzato dietro alle punte, o in alternativa avrebbe cercato di trasformarlo in mezz’ala nel centrocampo a tre. Per inciso, fece la stessa cosa in passato con Praet e, soprattutto, Zielinski. Mi pare che l’intuizione non abbia detto male a nessuno dei due. Mi piacerebbe invece capire in quale modo il neo allenatore blucerchiato avrebbe intenzione di affrontare il busillis tattico. Damsgaard il passo da esterno ‘alla Gervinho’, per intenderci, adesso non lo ha ancora. Abbassare il suo raggio d’azione di venti metri, trasformandolo in centrocampista del terzetto mediano potrebbe avere senso? A livello teorico sicuramente sì, avvicinare la qualità tecnica al cuore del gioco non è mai una cattiva idea, anzi. Però ho dei dubbi sulla reale volontà di un calciatore piuttosto offensivo, tutto estro e fantasia, di rinunciare al brivido degli ultimi trenta metri, e pure sulle sue specifiche atletiche. Damsgaard ha corsa e fisico per giocare da mezz’ala? Per il momento secondo me no, in futuro chissà. Mi sorprenderebbe molto. 

L’altra opzione sarebbe quella di un cambio modulo. D’Aversa qualche volta il trequartista lo ha usato, passando al rifinitore dietro a due punte darebbe un segnale significativo e importante della sua idea programmatica per Damsgaard e, soprattutto, un'indicazione ben precisa rivolta ad un giocatore da mettere al centro di un progetto. Però, temo che a questa fase non ci arriveremo. Sarei molto, molto sorpreso di vedere il danesino un’altra stagione a Genova, la mia personale opinione è che partirà, partirà molto presto e soprattutto lo farà ad una cifra ben più bassa di quanto sbandierato da Ferrero negli ultimi giorni. Anzi, è molto probabile che, nelle ore immediatamente pre e post chiusura della trattativa, l’importo fatto trapelare sarà ben più alto del reale valore corrisposto. Non parliamo di bruscolini, ovviamente, ipotizzo un importo vicino ai 25-30 milioni, ma di certo neppure prossimo ai 50 strombazzati da Ferrero. Tutti contenti, in questo modo, specialmente i tifosi della plusvalenza e i sostenitori della contabilità. L’importante è solo prenderne coscienza il prima possibile.

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