Che brutto clima, attorno alla Sampdoria. Le prospettive di vita blucerchiate a breve termine, unite alla proprietà ormai lontana anni luce dai suoi fruitori ultimi, cioè i tifosi, non contribuiscono di certo a migliorarlo. A tutto ciò vanno aggiunti gli abbozzati tentativi di rendere credibile un ‘progetto’, se così lo si può definire, costruito a tentoni in una stanza buia, senza luce e senza materia prima (leggi, i fondi per farlo). Poco contano le le fanfaronate del suo patron, intento a trarre in maniera disperata e pure un po’ goffa acqua al suo mulino, magnificando ai limiti del surreale una situazione molto differente dal quadretto idilliaco presentato a taccuini e comparsate tv varie. 

Nel frattempo, i sostenitori doriani guelfi e ghibellini battibeccano sui social alla caccia di capri espiatori, attribuendo in maniera arbitraria a piene mani patenti di Sampdorianità, neanche ci si trovasse alla presenza della Motorizzazione Civile del tifo. E’ sufficiente una sola opinione diversa, magari la disincantata pretesa di non volersi più illudere su un cambiamento imminente, sognando un lieto fine dietro l'angolo (angolo che, per esperienza personale, non raggiungi quasi mai nel corso della vita. Ma parlo in generale). Basta avanzare qualche legittimo dubbio o domanda, per essere immediatamente inseriti in liste di proscrizione o essere accusati di salire su questo o quel carro.

Se da un lato l’attuale presidenza della Samp è riuscita a ricompattare la quasi totalità dei tifosi in un fronte unico di contestazione, dall’altro si è rivelata in grado di dare la mazzata finale alle guerre di religione tra fazioni. L’era Ferrero ha infierito il colpo di scalpello definitivo, capace di spezzare una lastra di marmo già venato da anni. Ricostruirla, rimettere insieme i pezzi, sarà impossibile. Le strade sono soltanto due: il blocco grezzo e frantumato si evolve in una scultura aggraziato ed elegante, in nuova forma, magari persino migliore, non posso escluderlo, oppure resta un ammasso informe di materia inerte. Tertium non datur, temo.

Questo argomento meriterebbe di essere approfondito. Il processo di lenta disgregazione, iniziato ormai da anni - ben più di sette - e sublimato nell’era dei social appesantisce un mondo pallonaro già in crollo verticale per indice di gradimento e riscontro territoriale. A Genova il settennato Ferrero ha catalizzato questo processo, auto alimentandosi e diventando combustibile di sé stesso. Quando l’interregno finirà, sarà interessante voltarsi indietro e osservare le macerie rimaste dopo le ultime tre gestioni e in seguito allo show del Viperetta.
Ecco, in questo crepuscolo buio e gonfio di pioggia, accettare di guidare la Sampdoria è impresa non da poco. Nutro perplessità sulla scelta D’Aversa, dubbi non nati a titolo personale, ma basati sui numeri e risultati. I miei interrogativi li trovate qui, in questo Sampmania. Però mi auguro che il nuovo mister abbia da subito la capacità di impostare una rotta con lineare e con poche correzioni. I prossimi mesi temo saranno particolarmente turbolenti, schivare la tempesta sarà complesso, ed esserne già a distanza di sicurezza quando l’aria inizierà a farsi afosa e cupa prima del tifone sarà più che mai cruciale.

Spero, e credo, che D’Aversa abbia le idee chiare. Se non altro, possiamo essere certi sullo schieramento adottato: in carriera ha usato quasi sempre il 4-3-3, sin dalla primissima partita a Lanciano, intervallato soltanto in maniera sporadica e quasi sempre forzata dal 4-3-1-2 e da qualche piccola digressione sul tema. Fare speculazioni sui giocatori da impiegare, e sui possibili movimenti di mercato, è impossibile. Teoricamente ad oggi in blucerchiato ci sarebbero tre centrocampisti molto adatti a comporre la cerniera mediana, ossia Thorsby, Silva ed Ekdal, mentre mancano quasi del tutto gli esterni offensivi. Forse per assurdo il più adatto sarebbe il rientrante Caprari, insieme a Gabbiadini, ma si tratta di discorsi vuoti perché già domani il volto della squadra potrebbe rivelarsi del tutto trasfigurato. Trattare oggi di tematiche tattiche o ad ampio respiro programmatico della Sampdoria, è come parlare del sesso degli Angeli. 

Sono molto curioso di sentire D’Aversa in conferenza stampa. Non penso sarà un incontro banale, tutt’altro. Dovrà parlare di cose importanti, toccare punti spinosi, e credo si potranno intuire parecchie cose da ciò che dirà, e pure da quanto invece non dirà il nuovo allenatore doriano. Auguriamoci sappia tenere la barra dritta, e che abbia davvero le spalle larghe. Io non sono un granché come marinaio, ho remato per l’ultima volta a dodici anni, e portavo un canotto nel Mar Adriatico. Sono più uomo dei monti. Ma le nuvole riesco a giudicarle, e quelle all’orizzonte sono abbastanza cupe. 

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