La prima volta che ho intervistato Marco Lanna avevo appena iniziato a muovere piccoli, embrionali passi nel mondo del giornalismo. Saranno passati dieci anni. A rileggere ora gli “articoli” dell’epoca, provo la stessa sensazione di quando Facebook vi ripropone i vostri post del 2009. Esattamente l'identico imbarazzo misto a stupore: “Cristo, ma davvero pubblicavo roba del genere?”. Uguale uguale. 

La prima volta che ho intervistato Marco Lanna, dicevamo, ero poco più che un ragazzino impaurito - non che ora sia uomo vissuto, eh - al secondo o terzo incarico di tale tipo, terrorizzato all’idea di telefonare a uno della Sampd’oro. “E cosa gli dico io? Come mi presento? Come posso sembrare più professionale? Mi manderà a quel paese?”. Ho rimandato la chiamata per tre ore, impiegando tutte le scuse possibili e immaginabili, quelle che ti crei e ti inventi quando hai troppa paura di fare qualcosa. Alla fine, preso da una ventata di incoscienza, ho composto il numero e ho pigiato il tasto verde. Al secondo squillo mi ero già pentito, al terzo volevo buttare giù. Al quarto ha risposto.
“Pronto?” “ProntosignorLannabuongiornosonoLorenzoMontaldomichiedevosequandohatempoevogliapossofarleduedomandesullaSamp”. Pronunciato proprio così, come lo leggete, senza spazi, senza pause, senza staccare una parola dall’altra. Praticamente impossibile da comprendere. Ho chiuso la bocca, e ho tirato il fiato. “Adesso mi ci manda”. Un secondo di silenzio dall’altra parte, probabilmente (lo comprendo adesso) dovuto alla difficoltà di interpretare il fiume di parole, poi la risposta. “Ma si, certo, molto volentieri. Dimmi tutto”.

Ma come? Non butta giù il telefono? Niente segretarie, agenti, manager, niente “E tu chi sei, cosa vuoi da me, chi ti ha dato il mio numero?” Quindi quei semidei sono davvero persone normali? Abbiamo parlato per una ventina di minuti, io credo di avergli fatto le domande più banali della storia, trite e ritrite, immagino se le sia sentite ripetere un milione di volte, lui ha risposto a tutto. Ho scoperto, soltanto con un po’ di esperienza e di pratica, che Lanna fa parte della specifica categoria di calciatori degli anni ‘70-’80-’90, ‘non divi’, ancora residenti nel mondo degli uomini e non nell’iperuranio dei super Vip. Ho capito, intervistando altri membri della Sampd’oro, che probabilmente è una qualità comune alla gran parte di loro. Uomini normali, semplicemente “gli undici tifosi un po’ più bravi degli altri a giocare a pallone”, come ha detto qualcuno parlando di quella Samp.

Mi è ricapitato di sentirlo un paio di altre volte, nel corso degli anni, ed è sempre stato disponibile, alla mano e cordiale. E’ troppo, troppo poco per dire di conoscere una persona, o poterla giudicare. E poi, chi sono io per poter esprimere giudizi su un altro essere umano? Ma non importa. Ciò che è chiaro ad ogni sampdoriano è che ieri, per la prima volta dopo quasi otto anni, al video introdotto dalle parole “Interview: il presidente Lanna…”, si sono emozionati. Nessun timore, nessun imbarazzo, nessuna paura di oscenità o battute da Bagaglino. Le prime parole di Lanna da numero uno di Corte Lambruschini sono andate via lisce, pulite, neppure una virgola fuori posto. Non c’era mezza frase sbagliata, nessun intoppo. Assenti recite, lisciate di pelo, banalità. Solo concetti semplici, lineari, puliti. Soprattutto, emozionali ed emozionati. Non chiedevamo poi molto, no? Bastava poco.
La prima intervista a Lanna presidente avrei voluto farla io, anche per riscattare quella tentennante telefonata di dieci anni fa. Ma probabilmente non sarei stato all’altezza. Mi fa sorridere pensare che l’ex proprietario possa aver avvallato la scelta Lanna sulla poltrona appartenuta sino all'altro ieri al Viperetta, o che lo stopper dello Scudetto possa essere un ‘suo uomo’. Non avrò la controprova, ma sono quasi certo che, un mese fa, a precisa domanda Ferrero avrebbe risposto con una gag stile Colorado delle sue, qualcosa tipo “Lanna? Lanna chi? L’Anna dai capelli rossi?”. Per fortuna, non lo sapremo mai. 

Avrei voluto essere allo stadio alla prima di Lanna presidente. Lo desideravo da matti. Purtroppo il molestissimo virus, simpatico come una freddura dell’ex patron dalla Venier, mi impedirà di presenziare fisicamente. Poco male. Andateci voi anche per me e, soprattutto, per chi ha motivi più seri delle mie due lineette di febbre per non essere presente. Comunque Marco Lanna un mezzo regalo di Natale, o di buon anno, lo ha già incartato. Per la prima volta da tanto tempo scrivo un Sampmania con il cuore e, soprattutto, completamente scevro di tristezza. Persino la mia pizza mezza fredda e solitaria della sera di Capodanno avrà un altro sapore (sì, fortunatamente li sento). Buon anno a tutti, ma proprio a tutti, finalmente possiamo guardarlo con una fiammella di ottimismo. Ma un po’ di più buon anno a Marco Lanna. Ci renda orgogliosi, Presidente. Sappia che c'è già riuscito ieri.

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