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    Sampmania: questa adesso è una squadra a cui vuoi bene

    Sampmania: questa adesso è una squadra a cui vuoi bene

    • Lorenzo Montaldo
    Ma che splendido regalo di Natale! Che Sampdoria piacevole, sorprendente, a tratti persino quasi commovente per abnegazione e voglia di dimostrare qualcosa. E’ stata anche una bella Sampdoria. Sì, bella. Esistono varie accezioni di bellezza. Non bella come l’Atalanta quando schianta le avversarie, per dire, ma bella a modo suo. Adesso i blucerchiati sono diventati una formazione da guardare volentieri, magari non per i contenuti di gioco espressi o spirito estetico, bensì perché ai ragazzi di D’Aversa non puoi imputare nulla. I giocatori genovesi partono per l'Olimpico praticamente contati, perdono subito l’uomo d’ordine in mezzo al campo e vanno sotto. Eppure reagiscono, combattono, si fanno apprezzare. Questa Samp adesso è una squadra a cui puoi voler bene. Riesci persino ad affezionarti, nei limiti del calcio moderno, sia chiaro. Considerando da dove siamo partiti, soltanto un mese fa, è un traguardo inaspettato e ammirevole.

    La Sampdoria non ha recitato il tipico copione da fortunata sparring partner della Roma. Basta guardare le statistiche per accorgersene. I doriani non sono la classica compagine baciata dalla fortuna, presa a pugni e maltrattata da un undici più forte. Tutt’altro. Anzi, se mai la Samp è stata un po' sfigata, chissà, senza il palo di Candreva forse staremmo raccontando ancora un’altra partita. Per carità, la Roma è superiore a livello di organico. Logico, gli uomini di Mourinho, imballati e poca cosa ieri a livello di organizzazione di gioco complessivo, hanno girato a vuoto. E’ stato un brutto passaggio, dopo la martellante prestazione di Bergamo. Certo, Falcone - una delle migliori sorprese di serata - ha fatto almeno due interventi miracolosi. Per inciso, chissà che emozione, per il ragazzo nato nella Capitale 27 anni fa.  Però il Doria non si è chiuso in un angolo a incassare destri e sinistri tentando di portare a casa la pelle. Tutt’altro. La Samp ci ha provato, senza timore reverenziale, a mente sgombra e cuore caldo. Bravi, bravissimi. Nient’altro da dire.

    La Samp, questa coraggiosa Samp, aveva un piano ben preciso. Candreva e Askildsen (esterni solo sulla carta) ma pure gli stessi Gabbiadini e Caputo, hanno creato una sorta di imbuto centrale in cui imbottigliare le miriadi di punte e mezze punte giallorosse. Mkhitaryan, Veretout, Zaniolo e Abraham si sono ritrovati impantanati in un ingorgo sulla trequarti da cui era difficile districarsi. Sulle fasce, Augello e Bereszynski hanno tenuto botta agli offensivi esterni padroni di casa, anzi, spesso il polacco e l’italiano hanno pure costretto i dirimpettai ad abbassarsi e a rinculare sulla linea dei tre difensori. Proprio da una scorribanda di Augello, ad esempio, origina il palo di Candreva. Non era un impegno semplice da leggere e interpretare per i due laterali genovesi, tutt’altro. Ne sono usciti alla grande. L’ho scritto più volte, il gruppo Samp è questo. Corto, adesso pure parecchio acciaccato, anche se con alcune individualità di spicco, una su tutte Colley. Da almeno tre o quattro partite il gambiano sta offrendo un rendimento ad alto livello, se la difesa sbanda meno in gran parte è merito suo. Di Gabbiadini, invece, cosa vogliamo dire? E’ il suo momento magico. Quanto ci era mancato ad inizio stagione. 

    Oggi, arrivati al giro di boa di questa Serie A, possiamo guardarci indietro e notare che 20 punti alla fine del girone di ritorno sono perfettamente in media con le ambizioni blucerchiate. Quanto sembra lontano quel Torino-Samp 3-0 senza repliche. Adesso facciamo un esperimento: alzi la mano chi pensava alla possibilità, per il Doria, di incamerare 11 preziosi mattoncini in 7 partite all’inizio del ciclo di ferro pre Salernitana. Siate onesti, però. Non vi vedo, ma virtualmente ipotizzo pochi palmi sventolanti. D’Aversa, da allenatore praticamente esonerato, in questi ultimi venti giorni ha fatto un mezzo capolavoro. Gliene va dato atto. Non sono per niente sicuro che un allenatore straniero, senza esperienza alcuna in Serie A, sarebbe riuscito a fare meglio. Se passeremo un Natale più sereno e tranquillo delle previsioni è (anche) merito di questi ragazzi, a cui ci stiamo persino affezionando e a cui possiamo persino volere bene.

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