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Sampmania: mercato, braghe e ferie

Sampmania: mercato, braghe e ferie

  • Lorenzo Montaldo
Per fortuna, ho trascorso l’ultima settimana di mercato in ferie. Osservare da lontano, con i soli aggiornamenti sul telefonino, è stato disintossicante. Non so se il mio fisico avrebbe retto. Rientro giusto in tempo per questo Sampmania, quello riassuntivo, e forse è meglio così. Anche perché, di fatto, la Sampdoria ha concentrato tutte le operazioni in entrata nelle ultime 24 ore. Analizzare la campagna acquisti è sempre piuttosto complicato, e mai come oggi credo vadano scissi i due piani di lettura. Iniziamo dal campo. La formazione blucerchiata si può salvare? Sì, credo di sì. L’ossatura è la stessa dello scorso anno, depauperata di Tonelli, Jankto, Ramirez e Keita. Sono 113 presenze complessive e 14 gol in meno. Non sono quattro partenze ininfluenti, si tratta di giocatori di lungo corso, formati, relative certezze nell’ambito della Serie A. A sostituirli arrivano un calciatore di grande esperienza, un ottimo attaccante come Caputo, per cui va valutata la tenuta fisica, complessivamente comunque una sicurezza, e due giovani, promettenti ma praticamente all’esordio nel campionato italiano, ossia Dragusine e Ihattaren. Il materiale per una permanenza tranquilla sembra esserci tutto, ma evitiamo voli pindarici di sorta. Il motivetto che va per la maggiore, tra i difensori ad oltranza dell’operato societario, è quello del miglioramento dei 52 punti dello scorso campionato. Penso sia onestamente fantascienza.

A proposito degli aedi ferreriani, negli ultimi giorni hanno fatto davvero una vitaccia. Impegnati su ogni pagina, forum, sito e quant’altro a glorificare questo o quel profilo, a seconda della relativa vicinanza in quel momento, costretti a cambiare versione all’improvviso o a dietrofront repentini seguendo l’ondivago andamento del calciomercato. Penso avranno bisogno di ferie loro, adesso, o quantomeno di un periodo detox dai social. Ma questo è un consiglio. A spaventare, nella dinamica dei movimenti blucerchiati, è soprattutto la scelta delle formule utilizzate. Di cessioni onerose non ce ne sono state, la partenza di Jankto a 6 milioni potrà anche figurare a bilancio come una scelta vincente e fantasiosa grazie alle pieghe contabili, ma considerando il prezzo d’acquisto è evidentemente un fallimento. Le altre ‘zavorre’, quei giocatori difficili da piazzare anno dopo anno, sono state cedute esclusivamente tramite prestiti, quasi solo con diritto di riscatto. Lo ripeto da secoli, si tratta della formula peggiore del mondo per chi cede: si massimizzano i rischi, e si minimizzano i vantaggi, la scorsa estate fa scuola in questo senso. Bizzarra anche la decisione di prendere due giovani in prestito secco da un top club: è in controtendenza con quanto fatto dalla Samp recente e, soprattutto, è in controtendenza con l’interesse blucerchiato. Il Doria si è sempre alimentato comprando ragazzini per poi rivenderli e fare il pieno di benzina agli ingranaggi genovesi, quest’anno no. Occhio, perché il giochino è molto, molto delicato, e se si inceppa salta tutto, 

Un altro aspetto preoccupante, ma non nuovo, è la totale assenza programmatica e di una linea ben precisa da seguire per le operazioni in entrata. Trattare centravanti con le caratteristiche di Petagna o Supryaga e Keita, tanto per rimanere ai nomi confermati ufficialmente da Ferrero e collaboratori, e ritrovare ufficializzato al fotofinish Caputo è totalmente privo di logica. E attenzione, non per le qualità di Caputo, indiscutibili e sostenute dai numeri, quanto per l’evidente dicotomia che si presenta. Da una parte ci sono un centravanti pesante, forte fisicamente, il classico colosso d’area - utilissimo, parere personale - e classe 1995, o due attaccanti rapidi e tecnici, rispettivamente giovanissimi (Supryaga) o già formati ma ancora potenzialmente all’apice della carriera come Keita. Dall’altra invece troviamo un calciatore trentaquattrenne, gran bel finalizzatore ma invendibile in futuro. Capite da soli come i due scenari siano totalmente incompatibili tra loro. In tale ottica, anche il prestito di Bonazzoli evidenzia un’assenza di consequenzialità. Misteri della fede. A proposito di Caputo, curiose anche le dichiarazioni di Faggiano in merito: “Ci lavoravamo sottotraccia da tempo”, ha detto il ds. La frase, però, cozza con quanto ammesso dall’amministratore delegato del Sassuolo Carnevali: “L’operazione Caputo è nata all’ultimo ed è frutto del buon rapporto che abbiamo con il ragazzo”. Quale versione va presa per buona?

Discorso simile a quello di Caputo vale per la questione centrocampista: l’affare quasi fatto per Florentino, confermato dallo stesso giocatore, poi sfumato e svanito come una bolla di sapone, senza nessun altro volto nuovo nel reparto, dà da pensare. Era un’alternativa a Thorsby, poi rimasto? O si trattava di un innesto utile in un reparto un po’ corto, poi accantonato a fronte di altre priorità? In entrambi i casi, servirebbe maggiore trasparenza comunicativa. La sensazione persistente è che la Samp si muova seguendo i nomi, piuttosto che una reale strategia volta ad individuare le caratteristiche mancanti alla rosa, e soltanto dopo il tassello in possesso di tali qualità.

A guardare il bicchiere mezzo pieno, se non altro quest’anno D’Aversa avrà a disposizione almeno due giocatori per ruolo. Di incognite, però, ce ne sono tante. Auguriamo salute eterna a San Fabio e al suo nuovo partner Caputo, avremo disperato bisogno di entrambi. Preghiamo nell’esplosione di Damsgaard, nei polmoni di Thorsby e nel ritrovato feeling difensivo, ancora piuttosto fragile nonostante lo 0-0 di Sassuolo. Però, ve ne prego, non tentate di far passare le braghe dalla testa a tutti quanti. Sapere di doversi accontentare di manovre risicate e di vacche magre è un conto, pretendere anche di sorridere e gustarsi con gioia la medicina amara, è un altro paio di maniche.

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