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    Sampmania: siamo questi

    Sampmania: siamo questi

    • Lorenzo Montaldo
    Da un po' di tempo cerchiamo tutte le scuse possibili ed immaginabili. Qualcuna è anche vera: gli infortuni, il modulo, la sfiga, gli errori individuali, i cambi sbagliati, l'età media molto bassa... Tutto giusto e condivisibile. Ma se la spiegazione fosse più semplice? Ossia che noi siamo questi? Ci avete mai pensato? Alla fine di un campionato, dopo 34 partite, jella e fortuna si bilanciano, e il tuo potenziale esce fuori. La Sampdoria, attualmente, ha una cifra tecnica che ondeggia tra il settimo e l'undicesimo posto della Serie B. Lo dicono i numeri, lo dice la classifica, inutile offendersi.

    Forse, come me, avete sempre evitato di pensare a questa angolazione perché fa male pensare ad una Sampdoria da decimo posto in Serie B. Io stesso, mentre scrivo, continuo a dirmi che la squadra al completo, senza infortuni incredibili, avrebbe un valore assoluto diverso. E resto convinto di ciò: in potenza, il Doria va ampiamente sopra al settimo posto. Lo avete notato anche ieri. Gli unici momenti non terribili di gioco blucerchiato sono coincisi con l'ingresso in campo di Pedrola ed Esposito. Facile, direte voi. Sì, peccato che quei due insieme non li abbiamo mai visti.

    Siamo questi, probabilmente, ed è apparso evidente quando si è trattato di dare uno scossone al campionato. Avevamo due partite determinanti per iniziare a scavare un piccolo solco dalle altre pretendenti, e abbiamo toppato alla grande. Nelle tabelline mentali che tutti noi ci eravamo fatti (inutile mentire, vi vedo) tra Sudtirol e Spezia realisticamente avevamo scritto 4 punti, inconsciamente qualcuno ne metteva 6. Ma rimaniamo umili: con una vittoria e un pareggio, risultati che ritenevamo ampiamente a portata, il Doria sarebbe a 49 punti, a meno 4 dal Palermo e a cinque punti dal nono posto. Lì il campionato sarebbe cambiato: i play off non sarebbero più stati un'eventualità, bensì una possibilità seria e concreta, la distanza dalle inseguitrici sarebbe stata significativa. Insomma, tutta un'altra prospettiva. Con 6 punti, non faccio neppure il calcolo.

    Paradossalmente, a preoccuparmi troppo non è neppure la classifica: la B è un pantano talmente grande che sei rimasto dentro alla zona calda, aggrappato con le unghie al treno playoff. A spaventarmi però non è quello, quanto la preoccupante involuzione a livello di contenuti tecnici e tattici. Un'involuzione che non è figlia della partita con il Sudtirol e di quella ai confini con la Toscana: è un calo che parte da più lontano, mette le sue radici indietro nel tempo, più o meno a fine febbraio. Lì si erano iniziate a vedere le prime protoincertezze. Il filotto di risultati aveva parzialmente nascosto le difficoltà, che però adesso sono esplose. La gara di sabato scorso e l'incontro del Picco di ieri sono state probabilmente le peggiori uscite stagionali della Samp per quanto riguarda le idee e i principi di gioco. 

    Il Doria con lo Spezia mi è sembrato in netta apnea fisica e interpretativa. Fisica, perché i giocatori bianconeri arrivavano prima sul pallone degli uomini di Pirlo in maniera regolare. Le seconde palle non le abbiamo mai viste, nell'uno contro uno la squadra di D'Angelo sbranava i blucerchiati, e il pressing altissimo spezzino produceva il recupero del possesso già sulla trequarti. Interpretativa, perché da tempo ho l'impressione che questo sistema di gioco non funzioni. Il 3-5-2 fatica a contenere gli avversari e per qualità degli interpreti lascia i due giocatori in avanti troppo isolati, in particolare dopo l'infortunio di De Luca, l'unico con le caratteristiche fisiche adatte a tale impianto di gioco. 

    In sostanza sì, secondo me siamo questi. Ma ciò non significa che non sia lecito e legittimo, anzi, auspicabile puntare ad un traguardo il più ambizioso possibile. Le prestazioni tipo Spezia non ti portano da nessuna parte, abbattono solo il morale. Vanno corrette il prima possibile, urge inventarsi qualcosa a livello di formazione e di tattica, ed è prioritario farlo immediatamente. Anche perché a quell'ottavo posto bisogna rimanerci attaccati ancora per quattro giornate. E in questo mese il tempo si dilaterà, assumerà la stessa lunghezza del minuto di plank in palestra. Rimanere aggrappati per inerzia al treno è impossibile, un piccolo sforzo servirà farlo. Instagram
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