221
Un anno fa, di questi tempi, iniziavano i primi scricchiolii della panchina di Maurizio Sarri. Mai realmente scattata la scintilla con il popolo bianconero, la Juve del Comandante in ogni caso era arrivata alla sosta natalizia in testa alla classifica con due sole sconfitte da registrare, entrambe con la Lazio, che costarono anche la Supercoppa. Anche prima nel girone di Champions, con tanto di sorteggio migliore possibile per quanto poi il Lione abbia ribaltato tutto. Guardando solo al calendario di serie A e non quello solare, ecco che il paragone ulteriore tra la Juve di Sarri e quella di Andrea Pirlo è ancor più impietoso: dopo tredici giornate erano ben 35 i punti conquistati frutto di 11 vittorie e 2 pareggi, oggi sono 24 i punti con 6 vittorie, 6 pareggi e una sconfitta. Solo un dato sembrava sorridere a Pirlo, che prima del tracollo interno con la Fiorentina era riuscito a riportare la difesa della Juve al ruolo di meno battuta del campionato, pur vedendo una squadra che concede sempre tante-troppe occasioni a campo aperto agli avversari. Eppure la sensazione è che all'attuale allenatore venga perdonato tutto, mentre il primo passo falso di Sarri si è trasformato rapidamente come l'inizio della fine di una storia mai nata sotto la giusta stella. 
LA DIFFERENZA – Un paio di mesi fa, il presidente bianconero Andrea Agnelli disse come la percezione interna fosse quella di chi sapeva che tutto il mondo non aspettasse altro che il primo passo falso della Juve di Pirlo. E che non aveva dubbi riguardo al fatto che l'attuale staff tecnico andasse difeso da tutto e tutti, tale era la fiducia nei confronti di Pirlo e i suoi uomini, definiti moderni, già nel futuro, quanto di meglio si potesse desiderare con dieci anni d'anticipo. Un atteggiamento giusto, giustissimo. Ma confrontando i primi quattro mesi di Pirlo e quelli di Sarri, anche al netto di tutte le difficoltà di un contesto unico e si spera irripetibile, emerge la differenza chiara. Piaccia o no, Sarri è sempre sembrato solo contro tutti, forse persino in casa. A Pirlo invece si perdona tutto. Persino Max Allegri era finito per essere messo in discussione pochi mesi dopo Berlino. La Juve di oggi ha solo 24 punti in 13 giornate, ha pareggiato a Crotone e Benevento, ha avuto alcuni picchi importanti come quello di Barcellona ma mai come ora sembra poter davvero abdicare. Ad Allegri e Sarri non è bastato vincere lo scudetto, quando la stagione è appena a metà intanto si rafforza il partito di chi pensa che pure senza tricolore a pagare non sarà l'allenatore. Ed è già una grossa novità.