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Nella serata in cui la sua Juve perde la sesta partita del campionato (un dato abnorme per chi vince lo scudetto) e incassa il gol numero 40 (altra cifra elevatissima, nelle ultime otto stagioni i bianconeri ne hanno presi 24 di media), Sarri non spiega ai tifosi e ad Agnelli i motivi tecnici della sconfitta di Cagliari. No, la butta sul piagnisteo: la Lega ci ha penalizzato, un calendario come il nostro non ce l’ha nessuno. E arriva alla minaccia: contro la Roma farò giocare la squadra Under 23.

Una fuga dalle responsabilità, che non dovrebbe appartenere a un allenatore da Juve. Tristezza infinita. Eppure queste parole ci sembra di averle ascoltate da poco, giusto qualche giorno fa. Sono più o meno le stesse che ha pronunciato Conte quando si è messo a contare i giorni di riposo che ha avuto l’Inter rispetto ai suoi avversari, arrivando alla conclusione che ne ha giocate molte essendo più stanca dei rivali. Peccato abbia omesso di ricordare che quelle le ha vinte tutte tranne una, le altre no.
Il vittimismo è un’arte che Conte esercita con grande maestria: le colpe non sono mai sue. Evidentemente Sarri lo ha preso a modello, tanto che ha deciso di scimmiottarlo. Un duello a colpi di lamentele che non ha vincitori, ma solo sconfitti. Per fortuna il tecnico della Juve ha evitato di imitare fino in fondo il collega, il quale ha anche rimproverato la sua società per avere accettato quel calendario: forse, quando hanno deciso, noi in Lega non c’eravamo. Marotta riesce a gestire con il sorriso anche le situazioni più scabrose: ha capacità di sopportazione. Agnelli molto meno.

@steagresti