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Oltretutto c’è chi ha avuto il coraggio di fare il solito giochino con De Zerbi al termine di Inter-Sassuolo (2-1). La solita domanda/non domanda: “Settanta per cento di possesso però alla fine vince l’Inter in contropiede...” Un attimo, cosa state dicendo! Se Irrati va a vedere quello che non poteva vedere (dato che la sua posizione non gli consentiva di valutare l’entità della trattenuta su Raspadori), questo bel contropiedone di Lukaku e Lautaro, la coppia gol che piace tanto ai giornalisti, sarebbe stato da annullare. È una vittoria che nasce così, più da una vigliaccata che da un contropiede.

Ma forse è una vittoria ‘coerente’ coi valori di questa Inter capolista. Rido quando Conte parla di un Sassuolo ‘libero mentalmente’, rido quando Conte dice che potevano fare cinque gol e rido quando penso alla partita di ieri. Ma soprattutto rido quando Conte cita estetica ed estetisti. Battute buone per un certo tipo di persone, che sono poi le stesse che fanno tragedie, interrogano oracoli e vendono ricette quando usciamo tutti dalla Champions, chi agli ottavi e chi ai gironi. Al buon Conte bisognerebbe obiettare che quel rigore Irrati e il Var forse non l’hanno visto proprio perché consideravano il Sassuolo, pure loro, troppo ‘libero mentalmente’. In soldoni, perché i ragazzi di De Zerbi non si stavavano giocando ‘qualcosa di importante’. Capite fino a che punto questa mentalità impoverente è in grado di deformare e distorcere la realtà? È con lo stesso filtro tra l’altro che la gente interpreta le scelte del Sassuolo sui neroverdi reduci dal focolaio della Nazionale. Ma Lopez, il giocatore che ha sostituito Locatelli a San Siro, intanto ha giocato 169 palloni di cui nessuno parla. Mentre Traorè ha segnato, e Raspadori ha finito la partita col 100% di passaggi riusciti. 
Questa paura di fondo, che comprime la capolista italiana nella propria area, è probabilmente la stessa che forza altre dinamiche, ben più squallide, nella Serie A attuale. Ogni riferimento alla simpatica vicenda delle partite rinviate è del tutto casuale.