60
Con Mario Sconcerti - stimolati dalle domande e dalle riflessioni dei lettori - proviamo a ragionare sul momento di stallo del calcio italiano.

Sconcerti, siamo alle solite, altro che comunità e buon senso. Il Ministro Spadafora impone lo stop a tutte le attività, la Lega Serie A la prende male e parla di demagogia. E nessuno sa quando si riprende.
«Vorrei essere molto chiaro. Non concepisco tutte queste discussioni sul calendario. In realtà non c’è un calendario più chiaro di questo. Si torna a giocare quando saremo guariti. Stop. Nessuno lo sa. Ma è così. Poi quando saremo tutti guariti allora la Lega Serie A e il  Ministro dello Sport si chiuderanno per una settimana in una stanza e solo allora faranno il calendario. C’è una sola verità: in questo momento non c’è calcio».

La Juventus si è mossa per prima trovando l’accordo con i giocatori per il taglio degli stipendi. Quale è la tua riflessione?
«Io sono stato inizialmente entusiasta e ho visto dietro questo accordo una grande società, che a insegnato a tutti gli altri come si fa. Poi ho riflettuto. E ti dico che vorrei approfondire la questione perché non conosco bene le clausole, non capisco - ma per colpa mia - in che modo due-tre mesi  tolti adesso verranno pagati nella prossima stagione. L’impressione mia è che sia stata fatta una grande operazione tecnica, di bilancio. La Juventus ha posticipato i pagamenti. Hanno tolto 90 milioni dal bilancio e ne pagheranno 70-75 durante la prossima stagione. Hanno preso due piccioni con una fava. Ripeto: credo sia un'operazione che resta straordinaria ma anche straordinariamente astuta, c’è molto poco di eroico».


All’estero cosa noti di diverso dall’Italia.
«Mi sembra importante la notizia di oggi con il Barcellona che ha trovato l’accordo per tagliare del 70% gli stipendi. E questo mi fa pensare che si sta andando ovunque verso soluzioni prese individualmente dalle aziende. La verità è che manca la controparte, non esiste un sindacato dei calciatori. L’AIC oggi non può rappresentare i calciatori di Serie A. Ogni campione è un’azienda rappresentata dal proprio agente. Così com’è concepita oggi, l’AIC è forse utile per i calciatori di Serie C, o per i dilettanti».
A proposito di dilettanti. Molte società italiane - con l’economia ferma - rischiano di sparire.
«Questo è un problema molto serio. Credo che andremo tutti incontro ad un grande adattamento che naturalmente passerà per un impoverimento generale del nostro sistema-calcio. Ma lasciami dire un’altra cosa».

Prego.
«In questo momento mi colpisce molto l’assenza delle grandi stelle del nostro calcio. Vorrei che i tifosi se ne ricordassero. Dov’è Conte? Dov’è Ronaldo? Dove sono i nostri santini della domenica? Mi sarei aspettato che i grandi nomi del calcio italiano avessero partecipato di più a questo dibattito, raccontando la quotidianità ma anche le attese di un altro calcio. Mi sarei aspettato che i nostri grandi personaggi avessero buttato una mollica di pane. Invece niente. In gran parte si sono sfilati».

Furio Zara