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Sconcerti, partiamo dal Brasile che ha appena battuto la Svizzera. E’ primo, a punteggio pieno, con la qualificazione in tasca. E’ davvero la squadra più forte finora?
"Credo proprio di sì. Intanto il Brasile ha una grande difesa, e non è affatto scontato. Non ha ancora subito gol in due partite, ma tutto sommato non ha mai corso grandi rischi: questo mi sembra l’aspetto nuovo. E poi ha una fantasia diffusa che gli altri non hanno. Da Vinicius a Rodrygo, da Richarlison a Gabriel Jesus: davanti Tite ha tante frecce, giocatori in grado di marcare subito una differenza".

Tanto che di Neymar non si è sentita la mancanza.
"La verità è che ne possono fare anche a meno. E lo stanno dimostrando".

Pensi che Neymar sia un problema o un valore?
"Dipende da come lo prende la squadra, dipende dalle dinamiche dei rapporti che ci sono tra di loro. E’ certamente un giocatore ingombrante, ma è anche uno che le giocate te le fa".

Che Mondiale hai visto finora?
“Un torneo che manifesta una difficoltà generale, che riguarda le individualità. C’è molta attenzione al gioco, ma non ho visto giocatori in grado di decidere da soli le partite”.
Mbappé e Messi forse, no?
“Certo, loro di sicuro, li conosciamo, ma in un torneo di 800 giocatori, e dovrebbero essere i migliori al mondo, mi aspetto altro, mi aspetto individualità che si prendono la scena”.

Abbiamo visto già poco più di trenta partite. Tenendo comunque conto che siamo nella fase de gironi, che livello hai visto?
“Un livello medio-basso, c’è poca qualità. Spesso si confonde la qualità con il giocare veloce, ma non vale sempre. E’ vero che si va tutti più veloci, ma giocare rapido e allo stesso tempo meravigliare non è affatto facile”.

Messi - aprendo la vittoria sul Messico - si è ripreso l’Argentina. Ma forse c’è un paese che gli chiede cose che non può fare, tipo essere un capotribù.
“Messi non è mai stato un capopopolo, forse un leader silenzioso, sicuramente un leader tecnico, uno che non rompe mai le scatole a nessuno e anzi copre tutti, perché è inevitabile che sia così. C’è ancora lui al centro dell’Argentina, e molto - nel cammino dell’Albiceleste - dipenderà da quello che riuscirà a fare Messi”.

Ogni tanto, saltando da una partita all’altra, vien da pensare. Chissà come si sarebbe comportata la nostra piccola Italia. Tu che dici?
“E’ inutile star lì a rimpiangere. Non ci siamo qualificati, è andata così, ce lo siamo meritato, di rimanere a casa. Credo però che l’Italia - inserita in qualsiasi girone - ce l’avrebbe fatta a passare al turno successivo. Poi però si sarebbe sicuramente fermata agli ottavi, più in là non saremmo andati”.