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Mario Sconcerti, cosa stiamo aspettando?
«Che decida il Governo. E’ chiaro che il calcio non vuole decidere».

Le ragioni ormai le sappiamo.
«Ragioni semplici: ci sono diritti televisivi in ballo. I club - se il Governo ferma il campionato - sono sicuri che le televisioni pagheranno lo stesso. Io credo di no, ma non sono un giurista. Quindi aspettiamo».

I primi club stanno riaprendo i centri sportivi per allenamenti individuali e facoltativi. Che ne pensi?
«Non lo so, la vera attesa è capire tra due settimane cosa succede con il virus, che curva prendono i contagi. Detto questo e fuori da ogni polemica - perché è chiaro che tutti vogliamo il calcio - io ti confermo che trovo scandaloso il modo in cui si torna a giocare. Prima abbiamo chiesto ai giocatori che si taglino gli stipendi, ora gli si prospetta l’eventualità di chiudersi due mesi in un albergo e uscire solo per giocare. Questi devono andare in campo, giocare, divertirci e tornare in galera. Sono sincero: a me sembra una roba da gladiatori, è un calcio da gladiatori. E tutto questo perché ci sono venti presidenti che vogliono i soldi, mica per altro».

Non sono chiarissime nemmeno le eventuali perdite.
«Io credo che ci sono società che già adesso - con il risparmio degli stipendi - hanno rimesso a posto i bilanci. Ora diciamo una cosa incongrua, ripeto: incongrua. E dunque: se la Serie A perde complessivamente - diciamo - attorno ai 400 milioni, allora ogni club di A ne perde circa 20. Bene: ci sono club che risparmiando sugli stipendi quella cifra l’hanno già azzerata. A questo punto la drammaticità scompare, o no?».

C’è il sospetto che qualche club ci marci.
«Io dico solo che quando si sentono parlare quelli del calcio, si finisce per amarlo sempre meno».
Non ti sembra che manchi la voce dei calciatori? Non si sono fatti sentire.
«Guarda che loro stessi hanno rinunciato ad avere una voce.I calciatori di Serie A da tempo non sono più una categoria. Lo stesso Tommasi - che dovrebbe rappresentarli - ha commesso almeno tre errori. Il primo è stato quello di dire che a lui della Serie A interessava poco e che si preoccupava per la sopravvivenza della Serie C, la seconda cosa è stata dire che noi - calciatori - possiamo giocare se i tamponi sono assicurati per tutti i cittadini. Questo non è compito di Tommasi, non può parlare a nome dei cittadini. Lui deve preoccuparsi unicamente dei calciatori. La terza cosa è che i calciatori hanno rotto le trattative che di fatto devono ancora cominciare, a conferma che non sono una categoria».

Stanno tornando - da Cristiano Ronaldo in giù - gli stranieri che se n’erano andati a casa.
«Il primo fu Higuain, lo ricordo bene. Abbandonò la quarantena. Ora, quando torna, in teoria ci sarebbe il dovere di una denuncia, non so se ci sarà. Tutti però adesso avranno il dovere di una quarantena».

Ma la gente si stancherà di certi comportamenti da privilegiati?
«Sai, io credo che la gente in questo momento si sia distaccata dal calcio. E’ difficile da accettare, il calcio è stato ed è la nostra vita, ma dopo due mesi ci si accorge che se ne può fare anche senza».

La verità è che possiamo fare a meno di tutto.
«Sì, è una verità. mi chiedo: se devo ricominciare da un campionato vecchio che mi dà poche emozioni e con i giocatori in carcere che vanno in campo per fare divertire chi? Non lo trovo civile e non ne ho nemmeno voglia di un calcio così contraffatto».

Furio Zara