176
L'Italia che vince, una nazionale che sembra un club, Euro 2020 più vicino. Il fattore Sarri. Milik scomodo a Napoli. Barella e Sensi insieme risorsa di Conte. Douglas Costa giocatore più determinante della A. Di questo e di molto altro - stimolati dalle domande dei lettori di 100° Minuto - abbiamo discusso con Mario Sconcerti.

Sconcerti, alla nazionale manca pochissimo per timbrare la qualificazione a Euro 2020. Dopo le vittorie con Armenia e Finalndia, che nazionale sta nascendo?
«Questa è un’Italia che ha due caratteristiche diverse dal solito, o perlomeno da quanto visto negli ultimi anni. Per prima cosa è una nazionale che gioca come un club, significa che sono giocatori intelligenti, è una cosa che si avverte, è stato bravo Mancini. La seconda cosa è che questi giocatori rappresentano realmente il meglio del nostro movimento».

Spiegaci.
«Bisogna porsi questa domanda: con che squadre di club perderebbe questa nazionale? Forse solo con la Juventus. In Inghilterra al momento è diverso. La nazionale inglese, per dire, perderebbe con almeno 3-4 squadre di Premier League».

Chi ti ha impressionato?
«E’ chiaro che Sensi è un giocatore che sta finalmente crescendo, mi sembra abbia molto del predestinato. Ma se devo farti un nome quello che mi è piaciuto di più è stato Acerbi, perché è chiaro che è stato un acquisto vero e proprio. Mentre Romagnoli ha più doti ma anche più difficoltà a fare il Chiellini, mi sembra che Acerbi sia perfetto in quel ruolo».

Sono già un paio d’anni che gioca a livelli molto alti.
«Hai ragione. Al di là di quello che ha passato a livello di salute personale, credo non gli abbia fatto bene arrivare al Milan così presto. Ha lasciato pensare che non fosse pronto per certi livelli, invece non era pronto in quel momento. E alla Lazio lo sta dimostrando chiaramente».

Sensi e Barella insieme. Possono funzionare anche in chiave Inter?
«Certo, Conte lo sa benissimo, fanno le mezzali accanto a un regista come succede nell’Inter. Bisogna vedere se loro due sono meglio di Khedira e Matuidi o di Castrovilli e Badelj. Mi spiego: loro sono buoni, probabilmente grandi giocatori. Bisogna capire che cosa aggiungono. Se gioca Barella, nell’Inter, devi togliere Vecino, che è comunque un ottimo giocatore. E’ questione di equilibri».

Che tipo di campionato dobbiamo aspettarci dopo due giornate falsate dal mercato?
«Mi aspetto molto da tutti i nuovi che devono ancora giocare. Da Ribery a Rabiot a Rebic, forse Llorente o Verdi e tutti glialtri che non abbiamo ancora visto in azione. Sono tutte armi a disposizione degli allenatori per fare bello il campionato. In sostanza ci si deve aspettare più verità. Comincia un calcio continuo, comincia il calcio vero».

A Napoli sognano con la coppia Lozano-Llorente. Milik è stato dimenticato da tutti.
«Guarda, la mia impressione è che Milik abbia litigato con la società. E’ passato da essere «più completo di Icardi», come disse Ancelotti, a fare la riserva di Llorente. Insomma, un bel salto. Bisogna vedere come verrà recuperato, perché parliamo comunque di un centravanti fortissimo».

Che Juventus ti aspetti?
Sempre con Ronaldo e Higuain. Senza dimenticare che Douglas Costa in questo momento è il miglior giocatore in Italia, il più determinante».

E da Sarri cosa ti aspetti?
«Sono curioso di vedere se Sarri cambierà qualcuno o meno. Il problema è sempre quello: ha ventidue-ventritre grandi giocatori, ma sta giocando con la vecchia Juventus. Ecco, credo che dal prossimo week end comincio il campionato di Sarri. Contro il Napoli ho visto per un’ora una grande Juve, poi mi è parsa confusa, come se non avesse assimilato tutta la lezione di Sarri, anche se questo è prevedibile»

Sabato alla ripresa c’è Fiorentina-Juventus.
«Da tifoso viola per la Fiorentina di adesso avrei preferito il Lecce o il Brescia. Da tifoso ho poche speranze in merito alla sfida, c’è troppa disparità, anche se comincio ad avere più fiducia nella Fiorentina. Noi - dico noi fiorentini - abbiamo bisogno dell’affermazione di Castrovilli: mi piace molto, ha qualcosa di diverso e ha un cambio di passo che serve».

Qual è il valore aggiunto di Commisso?
«Credo la praticità, cioè la fretta con cui si è mosso. Ha un vantaggio, ha settant’anni. La fretta che ti mette l’età unita alla praticità americana: ne avevamo bisogno».