Il dopo-Allegri. La nuova filosofia di una Juve in cui l'uomo-forte ora è Nedved. L'Inter che aspetta Conte, il Milan che chiede un segnale a Gazidis. La corsa Champions e quella salvezza. E un Europa sempre più dominata da pochi club. Di questo e di molto altro - stimolati dalle domande dei lettori di 100° Minuto - abbiamo parlato con Mario Sconcerti.

Sconcerti, chi allenerà la Juventus?
«Penso che se mandi via Allegri significa che vuoi cambiare modo di giocare. Non sono nella testa di Agnelli e nemmeno in quella di Nedved, che è il vero uomo nuovo di questa fase della storia bianconera. Il mio ragionamento è questo: io non perdo Allegri per prendere Inzaghi. Io credo che loro vogliano proprio cambiare modo di giocare. Sono convinto che Inzaghi sia un ottimo allenatore, ma nessuno cambierebbe Allegri per Inzaghi».

E quindi?
«Da Pochettino a Sarri, penso vadano in quella direzione; c’è anche Mihajlovic, anche se quest’ultima scelta mi sembrerebbe eccessiva».

Gasperini no?
«Da quello che ne so Gasperini va alla Roma».

Pochettino sarebbe una scelta nuova per la storia della Juve. Ti piace?
«E’ sicuramente un ottimo allenatore, anche se ha sbagliato un po’ di partite in Europa, penso a quella contro l’Inter, per esempio. Se devo essere sincero mi sembra un po’ sopravvalutato, però magari vince la finale di Champions e sbaglio io»

A proposito di scelte fuori catalogo: l’unica volta che la Juve non è rimasta nel solco della tradizione ha scelto Gigi Maifredi all’alba degli anni ’90. E finì male: settimo posto finale, Juve fuori dall’Europa.
«Sì, ma quella fu un’accelerata, dettata da un istinto dell’Avvocato, ora le cose sono diverse. Alla Juventus hanno capito che non conta soltanto vincere. Stanno cercando un modo diverso di vincere. Ma questo è molto rischioso. Questa è una Juventus per la prima volta diversa, che ha deciso di cambiare le facce dei suoi uomini. Nedved è più forte, Paratici sta facendo un mestiere non suo. Marotta non c’è, c’è invece questo ruolo a tutto tondo di Nedved. Saranno loro a decidere».

Parliamo di calcio giocato: chi va in Champions?
«Credo Atalanta e Inter. L’Atalanta a Reggio Emilia vincerà. I tre punti li fa. E penso che anche l’Inter alla fine batterà l’Empoli».

Nella tua Firenze si gioca un Fiorentina-Genoa che assume i contorni del dramma. Quanto rischia la Fiorentina?
«Non credo che la Fiorentina in questo momento sia in grado di fare punti. Si salverà perché è molto probabile che l’Empoli perda a San Siro. Ma può succedere di tutto».

Come giudichi il lavoro di Spalletti?
«Spalletti non ha lavorato male all’Inter, ha fatto il solito lavoro di grande raccordo, ma non riesce mai a sfondare. Verrà sostituito da Conte, con l’Inter che spenderà 40 milioni. E se tu spendi tutti quei soldi significa che non sei contento dell’allenatore».

Gattuso e il Milan andranno avanti insieme?
«Dipende da Gazidis, mi sembra che intenda organizzare la società come piace a lui. Quindi c’è tutto ancora in ballo. C’è un piccolo dato: tra i grandi club d’Italia la Juve è l’unica che ha una proprietà molto presente, cosa che non ha l’Inter, il Milan e nemmeno la Roma. Fino a vent’anni fa il calcio era la seconda attività dei presidenti, oggi sono grandi industrie e non ci può mettere l’amico degli amici. In questo la Juventus è molto avanti rispetto alle altre».

Totti nuovo direttore tecnico della Roma. Quanto potrà incidere?
«Se tu hai Totti, hai uno che il calcio lo conosce bene. Lui i giudizi sui giocatori ne sbaglia pochi, ma mandare lui a trattare è un’altra storia. Certo è che è venuto il tempo in cui Totti deve metterci la faccia»

Nei cinque campionati più prestigiosi d’Europa hanno vinto le stesse squadre dell’anno scorso. E’ serialità calcistica in tutto e per tutto.
«Da noi solo Juve, con Inter e Milan, ovvero le storiche rivali, molto distanti, in Germania solo Bayern, con qualche incursione ogni tanto, in Francia dominio del Psg grazie ai soldi degli arabi, in Spagna Barcellona e Real Madrid. Qualcosa di diverso sta succedendo solo in Inghilterra. Se ci sono più squadre competitive è perché sono arrivati i grandi sponsor. E’ la dimostrazione che il calcio è soprattutto soldi. In Inghilterra hanno trasformato club che avevano vinto poco o niente - penso prima al Chelsea e ora al Manchester City - in club di primissima fascia».