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Sconcerti, partiamo dal numero uno, Gigio Donnarumma. Che gli sta succedendo? Sembra ostaggio di se stesso.
«E’ in un momento di fragilità, ma lo supererà. Ha solo ventidue anni. Ma se analizziamo la questione da un punto di vista tecnico allora per la Nazionale è un problema, esattamente come quello del centravanti. Ora a Donnarumma bisogna lasciare il tempo di recuperare il proprio equilibrio. Gliene stanno succedendo tante. E’ un ragazzo poco più di ventenne che va via di casa, va a Parigi e scopre che i compagni di squadra gli preferiscono un altro. E’ un colpo duro per la propria autostima».

Che idea ti sei fatto sulla Nations League?
«E’ un torneo che non serviva, l'ho già detto».

Però alla fine le partite non sono mica state brutte, tutt’altro.
«Sì, è vero. Ha vinto la squadra migliore. Anzi, la Francia era la migliore anche all’Europeo, questo per onestà va detto».

Quale è la sua differenza?
«Ha il vantaggio enorme di poter schierare giocatori di quattro-cinque nazioni. Come il Brasile anni fa, che riassumeva tante razze. Oggi la Francia - anzi, ormai da vent'anni - va in quella direzione. E la differenza la fanno i calciatori europei, cioè cresciuti calcisticamente in Europa, con una fisicità africana»

La Spagna ti è piaciuta?
«La Spagna gioca sempre molto bene, noi - come Italia - siamo a quel livello. La Francia è superiore, però».
Parliamo di campionato. Domenica sera il big-match è Juventus-Roma. Che cosa ti aspetti?
«Una bella partita, aperta a qualsiasi risultato, può finire anche 2-2 o 3-3. Occhio, perché la Juventus non ha risolto i suoi problemi, ha in sé ancora qualcosa di pesante, deve sciogliersi ma il distacco dalle prime è ancora tanto e le mette addosso una inevitabile pressione. Torna Dybala, ed è una buona notizia».

Che cosa dobbiamo aspettarci da Dybala?
«Il meglio, chiaro. E’ un giocatore da 20 gol a stagione e nel calcio devi sapere fare bene una cosa, non tante. Quindi Dybala deve fare 20 gol».

Capitolo Chiesa: si discute ancora se sia meglio farlo giocare a destra o a sinistra.
«E’ una sciocchezza colossale, Chiesa può giocare dappertutto. Certo, calcia meglio col destro. Ma Paulo Sousa, quando lo schierò titolare alla prima di campionato, lo fece giocare da 10, libero di andare dritto per dritto. Guarda che Chiesa in poco tempo è migliorato moltissimo. Pensa che all’inizio dell’Europeo era la riserva di Berardi, oggi in questa Nazionale sembra insostituibile. Finora era decisivo due volte a partita, ora di più, ha aumentato le giocate che decidono e gioca sempre in poco spazio, perché va svelto, come faceva Robben».

Come lo inquadriamo rispetto a suo padre Enrico?
«Enrico Chiesa era un giocatore spettacolare, aveva un tiro secco, definitivo. Mancini - quando giocava - lo voleva sempre accanto. Oggi farebbe grandi cose, anche perché all'epoca - tra Sampdoria, Parma e Fiorentina - non giocò mai in una grande squadra. Oggi segnerebbe 20 gol a campionato. E no, non è certo inferiore a suo figlio Federico».

Il Napoli - impegnato col Torino - può tentare la fuga?
«Il Napoli è attrezzato per andare lontano. E ha un giocatore, Osimhen, che come ti ho detto altre volte, terrorizza gli avversari. Quando ha la palla fa calare il silenzio. L'unico problema potrebbe essere la panchina, che è profonda - perché a Spalletti in cambi non mancano - ma non di altissima qualità».