La Juve che scappa, il Cristiano ritrovato, la crisi dell’Inter, la «mano» di Ancelotti sul Napoli che cambia, Higuain nuovo leader del Milan, la Champions alle porte, le ambizioni e le reali possibilità delle italiane, la Var, il suo utilizzo e la sua «umanità», il ruolo degli arbitri, lo sputo di Douglas Costa, la novità Barella: di tutto questo - stimolati e pungolati dalle domande dei nostri lettori - noi di 100° minuto ne abbiamo discusso con Mario Sconcerti.

Sconcerti, ora che Cristiano Ronaldo si è sbloccato, cosa aggiunge alla Juve?
«Cristiano è un valore, è un giocatore diverso da tutti. Vedendolo da vicino e non più solo nei grandi match di Champions, avendo modo di osservarlo nel quotidiano anche su campi improbabili ti accorgi della sua differenza. Ha una velocità di pensiero impressionante, capisce subito dove sarà possibile tirare. A questo aggiunge una velocità fisica diversa. E’ un giocatore continuo nella partita. In quattro partite ha tirato in porta 28 volte, sono 7 tiri a gara, nessuno di questi improbabile».

Alla Juve servirà di più in campionato o Champions?
«Non c’è dubbio, in Champions: la Juventus il campionato ha dimostrato di saperlo vincere anche senza di lui».

Vedi da qualche parte l’anti-Juve?
«Sbagliamo a farci questa domanda, perché presuppone che ci sia una squadra definita, con un ruolo preciso. E ancora questa squadra non c’è. Basti dire che le prime quattro dell’anno scorso: Napoli, Roma, Inter e Lazio hanno già perso cinque partite complessivamente, e la Juve le ha vinte tutte».

Dopo un anno in cui ci eravamo illusi che potesse essere la soluzione a tanti problemi, siamo ancora qui a parlare della bontà o meno della Var. Non ne usciamo.
«La domanda non può più essere: la Var serve o no? La Var ci deve essere. Il problema semmai è sul modo in cui la su usa. Non dobbiamo dimenticare che è usata da uomini. E’ sicuramente un elemento che aiuta moltissimo ma va gestito. La Var non è un elemento dirimente, ma è un’opinione documentata fotogramma per fotogramma. Se poi volete sapere come la penso nel merito, beh, senza Var non si può stare».

Te l’aspettavi un’Inter così in difficoltà?
«No, proprio no. L’Inter l’anno scorso aveva un problema grosso, quello dei gol, segnavano solo Icardi o Perisic. Sul mercato hanno cercato gente che risolvesse la partita indipendentemente dal gioco, penso a Keita, Lautaro Martinez, lo stesso Politano. Se a loro ci aggiungi Icardi e Perisic capisci che l’Inter può vincere venti partite di default».

Non questa Inter, però. Qual è il problema che Spalletti non ha ancora risolto?
«L’Inter gioca lenta perché ha poca personalità. Non riesce a giocare più veloce perché non vuole aumentare le possibilità di errore, ha giocatori che non riescono a reggere questa pressione».
Il Napoli si è rimesso a correre: merito di chi?
«Il Napoli sta giocando con un modulo vecchio che per paradosso è tornato attuale. Ha sorpreso la Fiorentina con il 4-4-2, con Insigne a fianco prima di Mertens e poi di Milik. E con Callejon largo, a fare il centrocampista. Qui si vede la mano di Ancelotti, che però deve risolvere il nodo Hamsik: non sarà mai un regista, ma il problema serio mi sembra un altro: non è più un incursore».

Il Milan pare aver trovato il suo leader: Higuain. Basterà?
«Per fare il salto di qualità deve trovare altri leader che in questo momento non sanno di esserlo: penso per esempio a Calhanoglu e a Bonaventura».

C’è speranza per le squadre italiane in Champions?
«Credo di sì, perché non mi sembra che in Europa ci sia un momento di grande calcio. Prendi gli inglesi: la velocità a cui vanno ha tolto qualità. E comunque non ci sono più grandi giocatori, non ci sono più fuoriclasse, Cristiano Ronaldo e Messi lo sono, certo, ma arrivano da un altro calcio».

Quante giornate di squalifica merita Douglas Costa?
«Almeno quattro. La Giustizia Sportiva non può dare opinioni, procederà come ha fatto in casi simili».

Cosa ti ha detto di nuovo questo inizio di campionato?
«C’è qualche giovane interessante, dobbiamo capire se sono di livello per l’Italia o per l’Europa. Quello che mi piace di più è Barella».

Chi ti ricorda?
«E’ un Pecci più svelto».

Chi ti ha sorpreso?
«Piatek del Genoa. Ha avuto un avvio di stagione strepitoso, segna sempre, certo, bisogna vedere come continuerà».