Il calcio è passione o valvola di sfogo sociale? Bisognerebbe partire da questa semplice domanda per capire che cosa è diventato veramente il tifo italiano nel corso degli ultimi decenni. Un fenomeno sul quale si è parlato troppo e a vanvera, ma sul quale non si è mai effettuato uno studio serio. Perché oggi in Italia, tifare vuol dire soprattutto odiare, e non solo l'avversario sportivo di turno, ma tutto ciò che rappresenta o vorrebbe rappresentare nella testa di chi tifa odiando.

E cosi accade che per molti, chi tifa Juve è un ladro o un disonesto a prescindere, chi è del Napoli merità di essere cancellato dal Vesuvio, e se invece tifi Lazio arrivi a scrivere: "Romanista Anna Frank”, un messaggio maligno e sofisticatissimo, perché di per sé non significherebbe nulla, ma fa scattare automaticamente un meccanismo di idiozia collettiva anche in chi lo riceve e si mette a commentarlo con propositi di ogni tipo. Perché se è vero che nell'intento dei laziali c'è sicuramente un proposito offensivo, è altrettanto vero che nella mentalità di chi lo subisce come un insulto il sentimento non è molto diverso, visto che poter annoverare tra i propri tifosi una figura storica come quella di Anna Frank, dovrebbe essere solo un motivo di vanto, orgoglio e civiltà.

Ma oggi è veramente troppo sperare in ciò, perché a farla da padrone nelle curve calcistiche del Bel Paese, il più delle volte è solo ed esclusivamente l'odio, e non certo l'amore per la propria squadra. Difficile capire perché sia accaduto ciò, tra gli storici del calcio c'è chi ha notato un cambio di paradigma tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, e forse non è un caso che sia avvenuto proprio in quel periodo. Un periodo in cui le tensioni sociali e gli scontri politici si trasferirono dalle piazze negli stadi. Anzi secondo qualcuno, questo trasferimento fu addirittura voluto (ma da parte di chi?), per evitare che il contesto politico di quegli anni degenerasse del tutto. Fatto sta che, proprio in quel periodo ci furono l'omicidio Paparelli e la politicizzazione di molte tifoserie, e in quegli anni cambiò radicalmente l'atmosfera che si respirava nelle nostre arene, passando da un tifo a favore, fatto di cori a sostegno della propria squadra, ad uno contro, caratterizzato soprattutto dagli insulti nei confronti dell'avversario e da episodi di violenza sempre più crescenti. Tanto che oggi vien da chiedersi se esistano ancora tifoserie caratterizzate esclusivamente da pure passione per i propri colori e un sostegno solo a favore della propria squadra.

Ebbene diciamo che forse - se non del tutto - qualcosa di molto simile a ciò, esiste ancora per fortuna, e si può trovare in delle tifoserie che negli ultimi anni si sono caratterizzate per un tifo sano, civile, appassionato e soprattutto a favore dei propri colori. Ci riferiamo in particolare a due realtà che hanno colpito non poco l'attenzione di chi segue le dinamiche degli spalti italiani, e cioè quelle della Spal e del Frosinone, due piazze di provincia certo, ma che si stanno caratterizzando per l'atmosfera magica che sanno dare i loro stadi ma soprattutto i tifosi che li riempiono. Parliamo di due realtà profondamente diverse tra loro per storia, tradizione sportiva, politica dei club e contesti sociali, eppure caratterizzate entrambe da una cornice di pubblico sana, appassionata e con atmosfere positive (o quantomeno di gran lunga meno negative rispetto ad altre realtà), che colpiscono immancabilmente anche i tifosi avversari che vanno in quegli impianti.

Se si va a vedere una partita della Spal, non si può non innamorarsi del Paolo Mazza, uno stadio piccolo ma delizioso, incastonato nella magnifica cornice urbana di Ferrara e caratterizzato da quella che è un'atmosfera talmente britannica da superare anche quella del Ferraris, che pure a detta di molti è lo stadio più britannico d'Italia. Il Paolo Mazza oltre ad avere quel calore caratterizzato dall'estrema vicinanze degli spalti a ridosso del campo ha un fascino tutto suo, perché la Spal, con il suo nome e la sua storia è uno dei pochissimi club italiani ad evocare trasversalmente suggesstioni positive in tutti gli appassionati di calcio, grazie anche a quella maglia e a quel nome cosi particolare.

Molto diverso invece il discorso per Frosinone, una piazza fuori dal tempo e dal contesto italiano se vogliamo, caratterizzata dalla magia della Ciociaria e del suo popolo, ma soprattutto da una mentalità ambiziosa e fondata sulla programmazione e sulla volontà di crescere con la forza della propria passione e soprattutto delle proprie idee. Da questo punto di vista il Benito Stirpe può essere considerato come una sorta di roccaforte della passione calcistica dura e pura, perché è popolato da una tifoseria civile e calorosa come poche, che costantemente riempie un impianto gioiello, costruito in poco tempo ed esclusivamente per l'interesse dei propri tifosi e senza secondi fini. Due realtà quindi, con una cornice di pubblico sana e realmente sportiva, caratterizzate da una percentuale di riempimento dei propri impianti, costantemente superiore al 90%, e questo indipendentemente dai risultati sportivi, visto e considerato che si parla di due squadre di provincia che sgomitano ogni domenica per la salvezza, ma che proprio per questo meritano di essere celebrate nel migliore di modi, perché a Ferrara e Frosinone si respira ancora una voglia di calcio che da tante altre parti sembra scomparsa per sempre e si tifa in un modo che fa veramente voglia di tornare allo stadio per il semplice gusto di vedersi una partita in santa pace.