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Via il dente, via il dolore. Eliminata in Champions dal Barcellona B, inteso come squadra riserve in generale e baby in particolare, l’Inter si rituffa nel campionato con motivazioni ancora maggiori di prima, se possibile. E’ vero che da febbraio in avanti l’aspettano nuove sfide internazionali, ma l’Europa League con le partite di giovedì, più che un obiettivo da raggiungere, sarà considerata un semplice allenamento per puntare allo scudetto. Ve lo immaginate, infatti, Conte che alla vigilia di una sfida con la Juventus, oppure con le altre squadre in corsa per il quarto posto, schiera la squadra migliore in Europa League, magari in una scomoda trasferta? Noi no, perché tutte le squadre italiane hanno sempre pensato al business e non al prestigio di un successo europeo.

L’Europa League, come la coppa Italia, sarà soltanto l’occasione per far giocare le riserve, o i giovani che invece dovrebbero avere spazio anche nelle gare più importanti, come il Barcellona fa da sempre. Ricordiamo la nostra sorpresa dieci anni fa a Stamford Bridge quando, nella semifinale di Champions contro il Chelsea, Guardiola, senza il titolarissimo Yayà Tourè fece debuttare nel ruolo di regista il ventenne Busquets prodotto della “cantera” del Barcellona come i ragazzi che hanno incantato San Siro l’altra sera. Il Chelsea vinse 1-0 con gol di Iniesta, poi sollevò la Champions a Roma contro il Manchester United di Cristiano Ronaldo e da allora Busquets non è più uscito di squadra. Senza la stessa qualità dei giovani, o il coraggio di lanciarli, l’Inter ha dimostrato di non meritare un futuro in Champions, eppure, proprio questa lezione potrebbe essere la molla per ricaricarla in chiave scudetto, ricordando un clamoroso precedente dell’Inter di Trapattoni alla quale la squadra di Conte è già stata paragonata.

Anche allora, 31 anni fa, l’Inter fu costretta a cambiare l’attacco, perché l’algerino Madjer “il tacco di Allah” non superò le visite mediche e al suo posto il presidente Pellegrini ripiegò sull’argentino Ramon Diaz. Stavolta, anche se per altri motivi, non è arrivato Dzeko e al suo posto è diventato titolarissimo un altro argentino,  Lautaro Martinez. Lui e Lukaku, come Diaz e Serena, hanno già dimostrato una perfetta intesa, con questa precoce eliminazione europea in comune. Anche nel 1988, infatti, in un altro giorno di dicembre, il 7 di Sant’Ambrogio, l’Inter che aveva vinto 2-0 a Monaco di Baviera, con il  famoso gol di Nicolino Berti, fu eliminata a sorpresa in casa, piegata dal 3-1 dei tedeschi. Allora era coppa Uefa, che però valeva parecchio a livello sportivo, stavolta Champions, ma l’amarezza è stata uguale. Con la stessa voglia di ricominciare senza altre distrazioni, come quell’Inter di Zenga e Matthaeus che poi stravinse lo scudetto con il record di 58 punti quando la vittoria ne valeva 2.

E quindi occhio al primo test di riparazione, domenica sera a Firenze, quando si capirà se l’Inter ha assorbito la mazzata a livello psicologico per cercare la fuga dall’alto del primo posto che ha già strappato alla favoritissima Juventus. Con il vantaggio in prospettiva di non consumare altre energie preziose in Champions nel cuore dell’inverno e a maggior motivo in primavera, come invece capiterà ai bianconeri. Nel frattempo Conte dovrebbe recuperare gli infortunati, a cominciare dall’indispensabile Sensi, con la speranza che a gennaio arrivi qualche rinforzo. “Testa bassa e pedalare” disse il primo giorno del raduno estivo. A maggior ragione lo ripeterà adesso, ricordando che la sua prima Juventus vinse lo scudetto quando non giocava in Champions. E se non c’è il due senza il tre, dopo l’Inter del Trap e la Juve di Conte, occhio alla voglia di rivincita di Lukaku e compagni.