Nel nome e nel segno di Gabriel Jesus. È lui che illumina la scena per il gol di Everton (15'), è lui che al terzo minuto di recupero del primo tempo (48') trova l'angolo per riportare avanti il Brasile (grande Arthur nella circostanza), dopo il pareggio del peruviano Guerrero su rigore per fallo di mano di Thiago Silva. È lui, Gabriel Jesus, lo stesso giocatore che si fa espellere a meno di venti minuti dalla fine. Ma lo fa per eccesso di generosità, perché, senza Neymar, questo Brasile è una squadra vera che gioca e che lotta di collettivo. Ed è in un modo tutto sommato anomalo e inaspettato, cioé anche arrancando fino al terzo gol, che la Nazionale di Tite torna a vincere la sua nona Coppa America.

È stata una finale molto combattiva che, al contrario della sonnolente premessa – un primo quarto d'ora nel quale, comunque, ha fatto meglio il Perù -, ha riservato sprazzi di gioco aperto ed equilibrato. Nulla a che vedere con la mattanza del 22 giugno, durante la fase ai gironi, quando i verdeoro traboccarono con un impetuoso 5-0. Tite e Gareca hanno schierato due nazionali speculari (4-2-3-1), ma la differenza tecnica non poteva lasciare indifferenti. Infatti ha vinto il Brasile, capace di giocare di più e meglio. Tantissime le volte in cui i giocatori verdeoro sono arrivati alle soglie dell'area di rigore, deprecabile il fatto che, anziché sfruttare la superiorità numerica o l'ottimo posizionamento dei compagni, abbiano optato per soluzioni individuali piuttosto ottuse. L'attività migliore del Perù è stato il pressing che si è visto sia all'inizio della gara, sia dall'ora di gioco in avanti. Sostenere che il Brasile abbia sofferto come accaduto contro l'Argentina sarebbe troppo, ma è un fatto che la partita sia cambiata nella sua concezione tattica. Se per quararanta minuti l'aveva fatta il Brasile, il resto è stata ripartenza con Firmino, Coutinho e Gabriel Jesus. Il quale, però, ha rovinato la sua prestazione con il secondo giallo che gli ha inflitto l'arbitro cileno Tobar, mostrandogli la via degli spogliatoi

A quel punto il c.t. Tite ha ripiegato sul 4-4-1, togliendo però, in rapida sequenza, Firmino per Richarlison e Coutinho per il difensore Eder Militao. Sistema di gioco rettificato e con giocatori prettamente difensivi. Gareca, invece, ha progressivamente tolto i centrocampisti per inserire esterni ed attaccanti. La partita è diventata spigolosa e approssimativa con il Brasile impegnato a far giocare il meno possibile l'avversario e il Perù che ha buttato palla in avanti nella speranza di poter avvicinare la porta nel più breve tempo possibile. La svolta c'è stata a due minuti dalla fine, quando Everton è penetrato in area ed è stato steso con una spallata da Zambrano. Il difensore sarebbe dovuto essere espulso per via della seconda ammonizione, ma l'arbitro, per il resto bravissimo, ha sorvolato, come l'intero Maracanà. A quel punto l'importante era solo che Richarlison, incaricato della trasformazione, segnasse. Quando l'ha fatto è partita la festa che a difficilmente si fermerà prima di qualche giorno. Brasile e Coppa America è l'ultimo binomio vincente.