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Il saggio indica la Lu-La, lo stolto guarda il dito. Mi sono sentito stolto per un po’ di settimane dopo aver appreso del ritorno di Lukaku all’Inter. C’era qualcosa in questa operazione che… non lo so… mi sembrava più un tributo sentimentale all’anno dello Scudetto che una prosecuzione coerente del calcio di Inzaghi. Mi immaginavo già come Lukaku avrebbe cambiato l’Inter. E pur comprendendo il valore del giocatore, il suo sicuro impatto sul campionato italiano, ho arricciato il naso. Quando si dice lamentarsi del brodo grasso. In realtà il mio unico timore era quello di vedere inceppata la bella e fluida manovra che l’Inter ha mostrato in più di un’occasione nel corso della stagione 21/22. Questo perché la presenza stessa di Lukaku, va da sé, non sposta solo gli equilibri (e i difensori avversari…), ma inevitabilmente condiziona i flussi di gioco. Un certo numero di palloni che prima si trattavano in un modo, con il gigante belga in campo è presumibile che si tornino a giocare in un altro. Con tutta una serie di conseguenze sì, positive, ma forse anche negative. Qualche protagonista dello scorso anno ad esempio potrebbe soffrire queste nuove dinamiche. E il gioco di Inzaghi irrigidirsi un po’. Riuscirà dunque il tecnico dell’Inter a tenere assieme la sua idea di calcio con tutto ciò che di tipicamente contiano torna utile per valorizzare al meglio Lukaku? È questo l’interrogativo principale che bisogna porsi, anche alla luce di un precampionato nerazzurro in cui oltre agli sprazzi di Lu-La, si sono avvertiti qua e là dei piccoli impoverimenti. Ma in questo articolo parleremo anche della differenza fra Gosens e Perisic, e di cosa possono offrire di nuovo giocatori come Mkhitaryan, Asllani e persino Onana.           

RIPARTENZE IN STILE CONTE - Contro il Lens a un certo punto si è rivista una ripartenza che non poteva non ricordare le famose transizioni di Conte. Una verticalizzazione di Barella per la corsa di Lukaku lungo la fascia destra ha aperto il contropiede. Uno contro uno a tutta velocità fra il belga e il centrale, con Lautaro che accompagnava dalla parte opposta, pronto ad approfittarne all’ultimo.



Due passaggi e un tiro. Massima pericolosità. È una soluzione che, non bisogna negarlo, l’anno scorso con Dzeko mancava.



C’è un rischio in tutto ciò: forzare la palla lunga ed essere più precipitosi. Per sfruttare queste doti a campo aperto di Lukaku, l’Inter sta infatti considerando la possibilità di cedere più spesso il pallone agli avversari. Il problema è che, come in tutte le cose, anche tenere palla è il risultato di un’abitudine tecnica e mentale. In questo precampionato, solo contro l’astuto Emery Inzaghi è stato superiore alla voce possesso. Ma non ha fruttato, anzi, ne ha presi 4.    

MKHITARYAN, SIMILE E DIVERSO DAL CALHA - Finora l’Inter ha ritrovato anche un certo gusto nell’andare al cross. Non a caso le due reti segnate da Lukaku (contro Lione e Villarreal) nascono proprio da due cross provenienti dalla fascia di Gosens e Dimarco. L’acquisto di Mkhitaryan tra le altre cose ha un senso anche per questo. Rispetto a Calhanoglu, che è più rifinitore in zona di rifinitura, l’armeno si avventura in serpentine o inserimenti che possono raggiungere facilmente il fondo del campo. E così si diversifica la produzione di cross.



Lo stesso Mkhitaryan, sempre per via delle sue progressioni palla al piede o comunque delle sue corse da mezzala atipica, può diventare importante anche in transizione, non solo arrivando nell’ultimo terzo in palleggio. Per chiudere coi centrocampisti, non va dimenticato nemmeno l’arrivo dall’Empoli di Asllani, che passa per vice Brozovic quando in realtà può ricoprire tutti e tre i ruoli del reparto. In questo precampionato si è subito messo in mostra, tolta la prestazione opaca contro il Villarreal. Servirà tanto il suo contributo, dato che non ci sono più Vidal e Vecino. 
GOSENS, NON PERISIC - Bisogna aver chiaro in testa fin da subito che Gosens non potrà mai dare la stessa qualità di Perisic. Il croato è stato un giocatore pazzesco nell’ultimo biennio. Faceva tutto, e col destro e col sinistro. Anche qui temo un possibile effetto negativo su Calhanoglu, un giocatore fortemente associativo, che attorno a sé ha bisogno di un ventaglio di linee di passaggio garantite per potersi esprimere al meglio. Tanto i lanci a scavalcare il centrocampo per Lukaku quanto certe caratteristiche di Gosens mi fanno pensare che il turco potrebbe perdere parte della sua leadership tecnica. È stato un fulcro indiscutibile Calhanoglu l’anno scorso. Ebbene nella gestione del pallone, in qualunque zona di campo, Gosens è meno riflessivo di Perisic. È un giocatore più diretto. E soprattutto non ha l’uno contro uno imprevedibile del croato, ma anzi preferisce arrivare senza palla e colpire, arrivare e crossare.



 Sappiamo d’altra parte che con la Lu-La l’area sarà più occupata quest’anno, tanto Lukaku quanto Lautaro erano formidabili in questo con Antonio Conte. A differenza del Dzeko di Inzaghi, che magari te lo trovavi lontanissimo dalla porta perché era sceso a palleggiare coi compagni. 

LA COPPIA CHE NON C’ERA… - A tal proposito, l’ultima amichevole dell’Inter (più un allenamento congiunto in realtà…) torna utile come spunto per ripensare il gioco delle coppie in attacco. Posto che la Lu-La è la Lu-La, ed è naturalmente la coppia titolare, e che invece Dzeko e Correa formano quella alternativa (anche qui, la coppia contiana e quella inzaghiana?), perché non considerare anche (fra le combinazioni possibili) una soluzione che di fatto mancava tanto lo scorso anno quanto l’anno di Conte, ossia la coppia dei giganti, Dzeko e Lukaku? In determinate circostanze potrebbero servire entrambi, per sfondare le difese arroccate.



ONANA - Infine due parole su Onana. Al di là della reattività impressionante mostrata nel finale di Inter-Monaco (una bella doppia parata su tiro e tap-in), il nuovo portiere dell’Inter è molto intraprendente coi piedi e dotato di un buon lancio. Questa qualità di calcio, sulla scia di quanto abbiamo potuto apprezzare sponda Milan con Maignan, potrebbe rivelarsi molto interessante se abbinata alla fisicità di Lukaku.



Ecco un esempio contro il Lione. Notate le ‘misure contiane’ fra i centrocampisti e in generale fra i reparti. L’isolamento di Lukaku, uno contro uno col proprio marcatore, viene provocato dalle posizioni dei quinti (Dumfries e Dimarco) che tengono aperte le maglie della difesa avversaria. È un pivot, non c’è niente da fare. Più di uno schema sarà studiato per fargliela avere in post basso.





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