Non siamo alle comiche finali, solo perché ogni giorno si aggiunge un nuovo capitolo a quella rivista d’avanspettacolo dal nome “Wanda”. D’altronde la signora Nara di nome si chiama come la più famosa delle soubrette italiane: Wanda (Osiris). Questa scendeva le scale luccicanti dei teatri vestita di paillettes, ammantata di piume di struzzo e rilasciava calibrate interviste. L’altra, con ambizioni di showgirl, convertitasi o meglio improvvisatasi procuratrice del marito, non resiste alle apparizioni televisive, alle dichiarazioni, alle improvvisazioni umorali e non si accorge di finire in quel tritacarne mediatico che lei stessa ha generato.

L’ultimo d’una serie di errori, è l’apparizione in televisione in cui piange in diretta “perché Maurito è distrutto e l’Inter è la loro famiglia, tanto da aver scelto di vivere a Milano”. Un cortocircuito giunto alla fine d’una serie di provocazioni piccole e grandi, di invasioni di campo (il giudizio su altri giocatori colleghi del marito, sul fatto che non sia servito bene…) di disubbidienze gravi (il rifiuto di giocare da parte di Icardi) e di denunce contro ignoti. Quest’ultima è l’unica cosa comprensibile d’un comportamento da comica finale, appunto, che però rischia di sfociare in una modesta quanto inopinata tragedia, mentre c’è chi parla di sessismo, di comportamento sbagliato della società, di umiliazione del calciatore bandiera. Ma andiamo per gradi. Cominciamo dalla fine:

1)Giocatore bandiera. Icardi non è mai stato una bandiera dell’Inter, non lo è ancora diventato ed è probabile che non lo diventerà mai, ma alla provvidenza non si pone limite. Gli ultimi calciatori bandiera sono stati Del Piero, Buffon, Totti. A Roma si  è addirittura sconfinato nel  “Tottismo”, nel culto per il calciatore che superava l’amore per la squadra: prima veniva lui, ancorché quarantenne con ingaggio spropositato, poi tutto il resto. Non è il caso di Icardi, ottimo giocatore, ma appartenente ad un’altra generazione, quella in cui le bandiere sembrano definitivamente ammainate dal vorticoso giro d’interessi, dagli appetiti, dalle occasioni irrinunciabili. Non basta una fascia da capitano per diventare un simbolo in grado di  riassumere storia e identità. Per di più quella fascia si merita giorno per giorno ed è improntata a virtù quali la saggezza, la calma, la diplomazia, la capacità di far quadrato dentro e fuori dal campo. Vi pare che il centravanti nerazzurro possegga queste doti? Che le abbia sviluppate perché nominato capitano? Tutt’altro. A noi pare che tenda a far corsa da solo, anzi con la moglie. 2) Inter, società ingrata. Secondo alcuni la società ha sbagliato, non ha mediato, non ha tenuto comportamenti consoni col giocatore, si è mostrata insensibile perché gli ha tolto la fascia da capitano. Non è vero. L’Inter ha tollerato, ha aspettato, ha subito “un ammutinamento” da Icardi e una serie di ingerenze dalla sua procuratrice, la più grave delle quali giudizi personali su altri colleghi della rosa. Ha dovuto subire anche una reprimenda dal Presidente Moratti, impietositosi, che si è schierato col calciatore, mettendo in imbarazzo la società. Ieri sera a “Tiki Taka” la moglie procuratrice scoppia in lacrime, dice che il rinnovo del contratto non c’entra nulla, che il marito è distrutto, che la famiglia (la sua) è tristissima perché è interista, che è per questo che hanno scelto di vivere a Milano (di nuovo), che ce l’hanno con lei perché parla di tattica e una donna non lo può fare. Insomma dagli effetti (bancari) agli affetti (famigliari). Ora sono tutti una grande famiglia, quella dell’Inter, ma quando si dice pubblicamente che la grande famiglia fa giocare male il marito o l’assistito, quando si dice che forse ci sono giocatori che hanno problemi (Perisic) e non  il marito o l’assistito, quando il marito o l’assistito si rifiuta di scendere in campo nonostante la convocazione, questa grande famiglia la si aiuta o la si denigra?
3)Sessismo. Ce l’hanno con lei perché ha fatto notazioni tecniche e una donna in Italia non può permetterselo. Ovvero quando il politically correct di fatto va contro i buoni principi che difende: si chiama eterogenesi dei fini. Che lo sostenga la signora è un conto, ma che lo dicano anche altri valenti commentatori e addetti ai lavori fa sorridere. Intanto permane l’equivoco (assai pesante) fra moglie e procuratrice. I parenti procuratori, s’è visto, non danno il meglio di sé: il padre, il fratello, lo zio… ci mettono sempre qualcosa di troppo soggettivo, l’affetto, che ingarbuglia la matassa e aggiunge un imponderabile, per lo più dannoso, ai rapporti con le società. Wanda Nara non ha disquisito di tattica, ha fatto nomi di colleghi del marito/assistito che hanno “problemi”, ha dichiarato che la squadra non è all’altezza del marito/assistito. Ha, in sintesi, spaccato lo spogliatoio. Ma soprattutto, parla da moglie o da procuratrice, si preoccupa per il rinnovo o perché il marito è di cattivo umore, fa trasparire notizie sull’interessamento di altre squadre perché gioca al rialzo o perché è orgogliosa del consorte?  Non lo sapremo mai, però il gioco delle tre carte ha poco a che fare con la sessualità o col sessismo. Un comportamento  può risultare avventato sia da parte d’un’ avvenente signora, sia da parte di un uomo propriamente non troppo elegante.

Eh già-hanno, infatti, detto i difensori della moglie/procuratrice-e allora Raiola? Non ci risulta che Raiola abbia dato giudizi su colleghi di suoi assistiti, che abbia sostenuto lo sciopero attivo di suoi giocatori. Ha spesso criticato le società, sollecitandole a prendere decisioni in modo patente, ma non ha mai fatto una mozione degli affetti collegata agli effetti, non si è sdoppiato nel ruolo moglie/procuratore a seconda delle convenienze. E poi ha sbagliato anche lui, anche lui è stato spesso criticato, anche se uomo. Quante volte è stato chiamato “il pizzaiolo”? Vogliamo, per questo, parlare di “pizzaiolismo”?

Dulcis in fundo: Icardi pretende le pubbliche scuse dell’Inter. Siamo alla fine della comica finale.