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Stilare una classifica di chi siano il personaggio più amato e quello più odiato nella storia del club più antico d’Italia è impresa ardua. Simili sentimenti sono spesso figli di sensazioni personali e soggettive, non necessariamente condivisi da chi ha il sangue del tuo stesso colore. Tuttavia ci sono soggetti che più di altri hanno alimentato il mito plurisecolare del Genoa e almeno altrettanti che al contrario ne hanno adombrato l’immagine, dentro e fuori dal rettangolo verde.

Calciomercato.com vuole chiedere ai suoi lettori di scegliere chi meglio rappresenta la genoanità più verace e chi, viceversa, è la rappresentazione in carne ed ossa dell’anti-Grifone. Noi, da parte nostra, ci limitiamo a darvi due elenchi, obbligatoriamente incompleti, di alcuni tra i personaggi più discussi di sempre dal tifo rossoblù.
 




IL PRIMO IDOLO - Uno dei primi grandi idoli dei sostenitori genoani è stato per decenni il portiere Giovanni De Prà, profilo epico della nomenclatura rossoblù e del calcio italiano. Orgogliosamente genovese, di lui si ricordano il gran rifiuto opposto alla Juventus, vanamente disposta a ricoprirlo d’oro, e la stoica prestazione in Nazionale contro la Spagna, quando mantenne la porta inviolata pur giocando per 70 minuti con un braccio fratturato. Nel settembre 1979, a pochi mesi dalla sua morte, il Genoa volle seppellire dietro la porta della Gradinata Nord la medaglia di bronzo da lui conquistata con l'Italia alle Olimpiadi del 1928. Un modo per far sentire il vecchio capitano sempre vicino alla sua gente.
GLI ANNI '90 - A proposito di grandi capitani, nella lista dei buoni non può non comparire Gianluca Signorini, il condottiero sfortunato del Genoa più bello dal dopoguerra ad oggi. Il primo rossoblù a veder ritirato il proprio numero di maglia è colui che oggi ha prestato il proprio nome al quartier generale del club. A fare le fortune agonistiche di Signorini fu anche l’incontro con un docente di educazione fisica prestato al calcio professionistico. Anche per questo, ma non solo, Franco Scoglio è per tutti semplicemente il Professore. Un filosofo del pallone capace di infiammare ancora oggi, a quasi vent'anni dalla sua scomparsa, una piazza già di per sé bollente. Nella memoria collettiva il Genoa dei primi anni '90 è la squadra dell'implacabile coppia-gol formata da Thomas Skuhravy e Pato Aguilera. Un ceko e un uruguaiano, con nulla in comune se non l'amore per la rete avversaria. Uno grosso e potente, l'altro smilzo e scaltro. Praticamente Bud Spencer e Terence Hill in calzoncini e calzettoni. Altro nome di quel periodo indissolubilmente legato al Genoa è Gennaro Ruotolo, 14 stagioni in rossoblù e record di partite giocate con addosso questa seconda pelle. 444 battaglie a lottare per la causa, passando dalle luci di Anfield Road alle polveri della cadetteria senza cedere alle tentazioni che giungevano da altri lidi.

IL TERZO MILLENNIO - Una dedizione alla causa ripercorsa successivamente anche da Marco Rossi. L'ultimo capitano-bandiera. Uno dei pochi a non abbandonare la barca mentre questa affondava in Serie C1. Un atto di appartenenza ricompensato con l’onore di poter uscire a riveder le stelle d’Europa nell’anno di grazia 2008-09. La stagione del Principe. Diego Alberto Milito. Per lui in riva al Mar Ligure due campionati e mezzo, in due periodi differenti, e un bottino personale di 94 gare e 60 reti, alcune memorabili come le tre pere rifilate ai ‘cugini’ nel maggio 2009 che l’hanno fatto entrare di diritto nel pantheon rossoblù e guadagnarsi l’ingresso definitivo nel grande calcio. A volte però basta molto meno per ricevere l’eterna riconoscenza di una tifoseria. A volte è sufficiente un gol. Come quello realizzato sempre ai blucerchiati l’8 maggio 2011 da Mauro Boselli, da quel giorno passato alla storia semplicemente come il ‘retrocessore’, per via del destino a cui condannò di fatto l’altra metà di Genova.

FUORI CAMPO - In questo elenco non possono poi non comparire due personaggi che di calci al pallone ne hanno dati molto pochi ma che grazie alla loro poesia sono egualmente entrati di diritto nella ‘hall of fame’ rossoblù: Gianni Brera e Fabrizio De Andrè. Il giornalista lombardo non ha mai nascosto la propria fede per quello che lui stesso aveva definito ‘il Vecchio Balordo’. Uno dei tanti soprannomi regalati da Giuanin al calcio nostrano che ancora oggi i genoani usano con grande affetto. Il cantore ligure, invece, pur non essendo un grande appassionato di pallone ha più volte esternato la propria vicinanza ai colori rossoblù, sostenendo di non voler scrivere un testo dedicato al Genoa perchè ciò l’avrebbe coinvolto troppo a livello emotivo.
 
I NEMICI - Sull’altro piatto della bilancia figurano personaggi altrettanto ingombranti. Scavando negli archivi della memoria si ritrova il nome di Gino Cappello, ex centravanti della Nazionale post-Superga che da dirigente del Grifo, nel 1960, condannò la sua squadra ad una retrocessione a tavolino per un’oscura vicenda di calcioscommesse. Tra gli uomini da scrivania, Cappello sta comunque in buona compagnia. Assieme a lui tra i dirigenti meno amati ci sono infatti anche due presidenti. Uno è Massimo Mauro, numero 1 del Genoa per quasi un biennio sul finire del secolo scorso e mai entrato in sintonia con la sua tifoseria; l’altro è l’attuale patron Enrico Preziosi, che dopo aver salvato il club dal fallimento e averlo riportato in Europa negli ultimi anni si è giocato gran parte del sostegno a causa di una politica societaria poco condivisa.
Altra categoria fortemente rappresentativa è quella degli allenatori. Qui figurano ben tre ex blucerchiati: Giuseppe Iachini, Walter Novellino e Vincenzo Montella. I primi due furono capaci di farsi odiare ancora prima dello sbarco alla Sampdoria, l’Aeroplanino, invece, da calciatore si rese protagonista a fine anni ‘90 di una clamorosa inversione di maglie, traslocando senza troppi complimenti da Pegli a Bogliasco, in un tradimento che fece storia.
Passando al campo poche simpatie le suscita Antonio Cassano, spesso uomo decisivo nelle stracittadine della Lanterna. Ma l’avversione per il Pibe de Bari appare nulla se paragonata a quella nutrita nei confronti di Ciro Immobile, promessa mai mantenuta dalle parti di Marassi tramutatasi in cecchino infallibile ogni volta che incrocia la sua vecchia squadra. Impossibile poi non citare i gemelli del gol blucerchiati: Roberto Mancini e Luca Vialli. Gli alter-ego della coppia Skuhravy-Aguilera, due fuoriclasse assoluti capaci far volare la Sampdoria più in alto del Grifone.  Infine c’è Fabio Fazio, giornalista Rai che non perde occasione di rimarcare la propria fede blucerchiata. Cosa imperdonabile per chi pratica un’altra religione.