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La Spagna è quell'azione lì: Iniesta, tacco di Xavi, gol di Villa. Una verticalizzazione che taglia in due il Mondiale. Forma e contenuto. Bellezza e concretezza. Con una storia enorme alle spalle. La Spagna vuole questo Mondiale e per andare a prenderselo, Paraguay permettendo, sta applicando da anni un modello educativo che nessun grande acquisto (da Ronaldo a Ibrahimovic) è riuscito a mettere in discussione. Tutti i gesti importanti nascono da scuola, fatta di mattoni o palloni, di banchi e di pettorine. Le grandi avventure e le storie di un minuto nascono nelle "cantere" del calcio, della pallavolo, della pallanuoto, di basket e tennis. In Spagna l'appeal dello sport è il massimo. Le scuole di tennis, i vivai del pallone, il crescente movimento della pallavolo, le certezze di basket e pallanuoto rappresentano un'armonica ricerca di protezione della cosa pubblica spalleggiata dagli investimenti dei privati. Un sistema la cui prima regola, da anni, è che si può anche parlare di soldi, si possono anche effettuare acquisti milionari, ma non essere costretti per questo a rinunciare alla coltivazione della terra.